Coinvolge una quota fra il 2 ed il 4% della popolazione che in Sicilia significa fra le 100 e le 200 mila persone. Distrugge famiglie e dilapida patrimoni ma non è un semplice vizio. La ludopatia, la febbre del gioco d’azzardo, adesso è considerata una vera e propria malattia. Da maggio, infatti, è stata inserita nei livelli essenziali di assistenza del sistema sanitario nazionale come dipendenza patologica.

Secondo le più recenti stime la ludopatia colpisce i maschi in età adolescenziale quindi intorno al 15-16 anni ed è una malattia che si può protrarre per decenni se non curata, fino a portare alle conseguenze peggiori quelle che causano il dissipamento di interi patrimoni e la distruzione di famiglie sane.


Le donne non sono immuni dalla febbre da gioco. Per loro, però, la malattia insorge dopo i vent’anni. Si registrano casi in cui si presenta anche sui 40.

Le strategie di intervento e cura ed i piani di prevenzione della Regione siciliana saranno presentati durante un incontro fra esperti promosso dall’Assessorato per la salute, dipartimento attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana che si articolerà su due giornate di studi e confronto che si svolgeranno a Palermo lunedì e martedì.

Ad intervenire, fra gli altri, Rita Colonnelli direttore dell’ufficio regionale di Palermo dell’agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, il Colonnello Giovanni Liistro del Comando Guardia di Finanza di Enna, Alfio Lucchini, Direttore del Dipartimento dipendenze della Asl 2 di Milano, Salvatore Castorina, ordinario di psicologia dinamica all’Università di Catania, Roberto Cafiso, coordinatore del dipartimento di salute mentale dell’Asp di Siracusa, Giorgio Serio, direttore del dipartimento di salute mentale dell’Asp di Palermo, Daniele La Barbera, Direttore della clinica psichiatrica dell’Università di Palermo, Rosita Lo Baido, professore associato di psichiatrica dell’università di Palermo.