Peggio di una favelas dei peggiori sobborghi delle città dell’America Latina. Entrare all’interno della fabbrica abbandonata a Brancaccio e vedere la miserie e la povertà nella quale vivevano un gruppo di rom, lascia di stucco. Una catasta di rifiuti addossati ad una parete. Improbabili mobili distrutti e vecchissimi dove consumare i pranzi o giacigli sporchissimi dove dormire. Un’immensa povertà e un sudiciume da togliere il respiro. Qui viveva Mircea Sandu e con altre coppie e bambini.

Nello stanzone c’erano tanti abiti stesi in alcuni fili di biancheria. Troppi per poche persone. I pochi elettrodomestici che si trovavano nella palazzina era allacciati abusivamente con cavi volanti pericolosissimi. Le fiamme sono divampate proprio da una stufa elettrica collegata ad un impianto abusivo. La vecchia segheria in via Pecoraino nella zona industriale di Brancaccio si trova proprio accanto ad uno dei depositi della Rap. La palazzina di due piani è stato il teatro della tragedia. L’uomo non ha avuto scampo. E’ morto arso vivo. L’hanno trovato con le testa dentro una tinozza colma d’acqua.


Era dentro una stanzetta, forse l’improbabile bagno, ricavata in quello che un tempo era nel grande salone dove si realizzavano mobili. Per sedersi i residenti utilizzavano anche pezzi dei macchinari che si trovano ancora all’interno. Un tempo florida quella fabbrica adesso un ammasso di rifiuti e spazzatura. Regno incontrastato dei topi. Un tempo quelle mura erano una fucina di progetti, lavoro e attività imprenditoriali. Visto la grandezza dell’opificio ci avranno lavorato tante persone. Oltre ai macchinari ci sono anche tantissimi pezzi di legno forse anche utilizzati dai rom per scaldarsi.

Alle pareti poster datati di cantanti, attori e squadre di calcio dei campionati del 1966-67. Tutti segni di un passato sbiadito che hanno lasciato spazio solo al degrado alla povertà di una vita di stenti e privazioni.

Non possiamo restare indifferenti all’ennesimo gravissimo episodio di un senza casa, papà di tre bambini che con la sua compagna si era rifugiato in un capannone della stazione di Brancaccio per difendersi dal freddo. Ancora una volta uno straniero, stavolta un romeno, perde la vita in modo tragico, avvolto dalle fiamme sprigionatesi da un corto circuito, causato dal groviglio di fili improvvisati per prendere un po’ di corrente elettrica per la stufa”. Lo dicono Il comitato di lotta per la casa, Il comitato prendo casa e Gli angeli della notte.

“Rinnoviamo il nostro appello alle Istituzioni, e soprattutto alla prefettura – dicono Tony Pellicane, Nino Rocca, Pietro Milazzo, Emiliano Spera e Giuseppe Li Vigni – perché si realizzi in tempi brevi un tavolo tecnico per dare immediata risposta alle 100 persone che vivono per strada accampate alla meno peggio. Non si può attendere che un’altra vittima possa perdere la vita dormendo per strada. Due mesi fa avevamo denunziato la gravissima situazione di 100 persone che vivono in strada, avevamo temuto che altre vittime potessero fare la fine di Fia”.

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