tribunale-new2Sarà la Corte d’Appello di Palermo ad occuparsi di un contenzioso in atto tra il comune di Canicattì e la Dedalo Ambiente, società d’ambito dell’ato Ag3 che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani in sette comuni della provincia di Agrigento.

Si tratta di una somma di circa 400 mila euro che la Dedalo chiede al comune come differenza per il servizio svolto in precedenza sul territorio comunale. Questa somma sarebbe maturata perché metà anno 2010 sarebbe stato calcolato con il metodo del pagamento pro capite ad abitante ed invece l’altra metà con il metodo del pagamento in base al tonnellaggio del pattume che invece viene raccolto e smaltito in discarica.


Una situazione, la seconda, che ha fatto scattare un maggiore costo per il comune di Canicattì che di botto si è visto presentare questa integrazione di pagamento al quale si è fermamente opposto. In primo grado il giudice del Tribunale di Agrigento ha dato ragione al comune, e per questo motivo la Dedalo Ambiente, ha proposto appello con un atto di citazione notificato all’ente proprio la vigilia dello scorso natale. La società che fa parte dell’Ato Ag 3, ha chiesto ai giudici palermitani di sospendere l’efficacia esecutiva di primo grado. Di accogliere il proprio ricorso ed in riforma della sentenza impugnata confermare nei confronti del comune il decreto ingiuntivo numero 124 del 2010 e per questo effetto condannare il comune di Canicattì al pagamento di 325 mila euro oltre agli interessi. In vista di questo procedimento ha nominato l’avvocato Loredana Vaccaro.