gayE’ stata confermata anche in appello dal Tribunale di Palermo la condanna, emessa in primo grado dal giudice di pace di Bagheria, contro due persone che avevano apostrofato un ragazzo con termini ingiuriosi (“frocio, mi fai schifo”), schiaffeggiandolo pubblicamente.

La vicenda risale al 2008, quando nel centro del palermitano un ragazzo, a bordo della sua automobile, venne fermato in mezzo al traffico ed aggredito verbalmente e fisicamente da due persone, prontamente denunciate e querelate dalla vittima. Nel 2012 il giudice di pace ha emesso una sentenza di condanna per i reati di ingiurie e percosse, obbligando gli imputati al risarcimento del danno in favore del giovane, nonché in favore di Arcigay, costituitasi parte civile, a mezzo dell’avvocato Marco Carnabuci. La sentenza ha riconosciuto la natura “omofobica” del comportamento tenuto dagli imputati, richiamando la risoluzione del Parlamento europeo sull’omofobia del 18 gennaio 2006 e, contestualmente, di ritenere legittimo il risarcimento del danno in favore di Arcigay.


Contro il pronunciamento di primo grado, gli imputati hanno tuttavia presentato ricorso in appello. Giovedì scorso, il Tribunale di Palermo ha confermato la condanna alle pene ed ai risarcimenti indicati dal giudice nel primo procedimento. “Siamo felici di quest’esito ed è molto significativo che nelle motivazioni della sentenza di primo grado (confermata dall’appello, di cui aspettiamo le motivazioni) si parli chiaramente di discriminazione omofobica anche se la condanna è per semplici ingiurie”, dice Mirko Pace, presidente di Arcigay Palermo.

“Proprio questo, per l’ennesima volta, richiama la necessità di una legge nazionale contro l’omofobia – conclude – ovvero di una legge che riconosca l’omofobia come aggravante di certe violenze e che sia differente dal disegno di legge inefficace in discussione in Senato”.

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