sangue-300x225Il Tribunale di Palermo, Sez III Civile ha condannato il Ministero della Salute al risarcimento del danno in favore degli eredi di una donna Agrigentina contagiata a causa di trasfusione di sangue infetto da epatite C e poi deceduta per sopravvenuta cirrosi epatica.

La sentenza di condanna arriva al termine della causa civile intrapresa dagli eredi di una cittadina di Agrigento che a seguito di una trasfusione di sangue praticatale nel 1978 presso l’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento aveva contratto il virus dell’epatite C che, successivamente evolutasi cirrosi epatica, ne ha determinato la morte.


I tre eredi della sfortunata Agrigentina, privati dall’affetto più caro, hanno intrapreso una causa civile contro il Ministero della Salute, ritenuto responsabile di non avere adeguatamente assolto il compito istituzionale di vigilare sulla raccolta e sulla distribuzione del sangue e degli emoderivati da destinare alle trasfusioni.

Il Ministero della Salute, assistito dall’Avvocatura di Stato, si è difeso sostenendo che in capo allo stesso non poteva riconoscersi alcuna colpa nella causazione del danno, in quanto all’epoca della trasfusione, effettuata nel 1978, il virus dell’Epatite C non era  stato ancora classificato; dunque, non essendo ancora conosciuto dalla Comunità Scientifica non sarebbe stato possibile prevenirne la diffusione.

Il Tribunale di Palermo, accogliendo la diversa tesi sostenuta dai legali dei danneggiati, avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello del Foro di Agrigento,  ha condannato il Ministero della Salute a risarcire in favore degli eredi della deceduta A. G., la somma complessiva di 874.282,04 euro.

I legali dei danneggiati, tuttavia, preannunciano che nonostante l’esito favorevole, valuteranno se procedere ad impugnare la sentenza, in quanto la somma liquidata, sia pure esosa, non risulta adeguata alla tragicità della vicenda, se si considera che la danneggiata, dopo le sofferenze patite a causa della malattia, che l’hanno indotta a trascorre il suo ultimo anno di vita nelle corsie ospedaliere di diversi nosocomi sparsi per l’Italia, è deceduta all’età di 56 anni, lasciando il marito, un figlio a sedici anni e uno a diciannove.

L’avvocato Angelo Farruggia, nel commentare la sentenza evidenzia come malgrado le gravi sofferenze ed i costi per le spese mediche e le trasferte in centri specializzati, spesso i danneggiati da epatite C post-trasfusionale, sono costretti ad aspettare numerosi anni prima di ricevere il risarcimento in quanto nonostante una sentenza emessa dalla Repubblica Italiana e nel nome del Popolo Italiano, che lo condanna a risarcire i danni che lo stesso ha causato ai contagiati di epatite C, il Ministero della Salute si rifiuta di pagare.

Non tutti sanno, che di recente sono stati introdotti dei farmaci capaci di negativizzare il Virus dell’Epatite C, quindi, di guarire e salvare migliaia di danneggiati, ma i farmaci, già distribuiti in altri paesi d’Europa, in Italia ancora non sono disponibili. Il trattamento farmacologico, come emerso nel corso del TG1 Speciale mandato in onda l’11 maggio 2014,  può costare fino a 60.000 euro. I danneggiati, pur di salvarsi e pur essendo in possesso di una sentenza che gli riconosce un risarcimento, si vedono costretti ad acquistare il farmaco, al prezzo di circa 16.000 euro per singola fiale, presso le farmacie Vaticane.