C’era la strada statale 626 nella lista delle opere pubbliche a rischio elencate quattro anni fa nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, nei confronti delle quattordici persone coinvolte nell’inchiesta sull’utilizzo del cemento depotenziato, condotta dal procuratore Sergio Lari e dall’allora aggiunto Nicolò Marino. Cosa nostra, grazie al controllo della “Calcestruzzi” del gruppo Italcementi, avrebbe portato a termine ‘truffando’ sulla qualità del cemento fornito alle ditte impegnate nella costruzione di grandi e importanti opere pubbliche in Sicilia. Che il crollo del viadotto Petrulla, tra Licata e Ravanusa, possa essere stato causato dalla costruzione con cemento depotenziato è, per il momento, ancora solo una delle ipotesi prese in esame dal procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo e dal sostituto procuratore Carlo Cinque, che hanno conferito l’incarico ai periti che dovranno stabilire perché hanno ceduto le travi di cemento armato precompresso del viadotto.
Ieri i magistrati agrigentini si sono confrontati con i colleghi di Caltanissetta che hanno istruito il processo per il cemento depotenziato, per capire se la strada in questione sia nella mappa del rischio già disegnata quattro anni fa e che, naturalmente, avrebbe dovuto far partire controlli su tutte le infrastrutture coinvolte. E la strada statale 626 è in quella mappa, anche se il viadotto Petrulla non è tra i tratti che allora i periti segnalarono come particolarmente critici. C’erano lo svincolo di Castelbuono e la galleria Cozzo Minneria dell’autostrada Palermo Messina, l’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, la diga foranea di Gela, ma c’erano anche la galleria Cipolla a Licata e lo scorrimento 626 Salso III dove i campioni prelevati rivelarono livelli non accettabili di calcestruzzo. L’inchiesta aperta dalla Procura di Agrigento dovrà accertare se ci fu qualcuno che controllò lo stato delle opere di quella mappa del rischio. Su questo e altro nei prossimi giorni saranno sentiti i responsabili dell’Anas.
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