“Lunedì ore 7.00 davanti agli imbarcaderi della Caronte. Non entra prodotto dall’estero se prima non vendiamo il nostro”. Lo afferma in una nota Mariano Ferro, leader del movimento dei Forconi, che ancora una volta tenta la strada della protesta con i blocchi per far sentire le ragioni del suo movimento.
“L’ennesimo chiarissimo segnale al governo per tentare di cogliere l’attenzione e sperare che con urgenza si salvi il salvabile – prosegue -. Fermare le importazioni nei momenti difficili di mercato per difendere la sopravvivenza del Made in Italy. Attuare le norme di salvaguardia, controlli costanti agli ingressi nazionali, rispettare il divieto d’ingresso di tutti i prodotti della terra se non rispondono alle norme di sicurezza alimentare così come imposte per il prodotto italiano, vietare l’ingresso dei prodotti Ogm per l’alimentazione animale che inevitabilmente finiscono nel nostro circuito alimentare, attuare norme serie di tracciabilità. O così o la categoria degli agricoltori, che già ora sopravvive nel mare delle difficoltà, rischia di estinguersi stritolata dalle economie dei paesi emergenti”.
“A che serve straparlare di lavoro e occupazione se nel frattempo distruggiamo quello che abbiamo – prosegue il leader dei Forconi -. È anche chiaro che a casa nostra i più forti che lucrano abbondantemente da queste scorrettezze commerciali o dalle frodi alimentari, legittimate dal silenzio di chi dovrebbe controllare, o anche le associazioni inutili di categoria, saranno i primi acerrimi nemici che spareranno a zero contro di noi”.
“Scelga il governo italiano se difendere pochi potenti industriali o qualche milione di agricoltori onesti che, per esempio, in questo momento a Latina vendono nelle campagne le angurie al prezzo strabiliante di due/tre centesimi al chilo grazie agli enormi quantitativi sul mercato provenienti dall’estero – sottolinea Ferro -. E questo meccanismo vale per i cereali, per l’ortofrutta, per gli agrumi, per il latte, per la carne, praticamente per tutto quello che riguarda l’alimentazione degli italiani. Renzi ci dia una risposta concreta: continuare così o salvare quello che rimane del Made in Italy, faccia lui”.
“Sappia, perché forse non lo sa, che l’agricoltura non abbiamo bisogno di svenderla a qualcuno come l’Alitalia o la Telecom, l’abbiamo già delegata a gratis ai nord-africani e a tutto il resto del mondo. Deve essere altrettanto chiaro che se dovessero vincere ancora una volta i più forti, così com’è sempre stato nel passato, i più deboli nel prossimo autunno non aspettano altro che l’imput per mettersi insieme. Speriamo di non sentirci dire che non ve lo avevamo detto”, conclude.