Carabinieri-nuova18Il boss della camorra Aldo Gionta, ricercato dal maggio scorso per associazione mafiosa, è stato fermato da carabinieri a Pozzallo, nel Ragusano. L’uomo (figlio di Valentino, capo del clan di Torre Annunziata) è stato bloccato mentre si imbarcava su un aliscafo diretto a Malta. Insieme al boss sono stati arrestati per favoreggiamento personale da carabinieri di Modica i tre amici, due donne e un uomo, trovati assieme Gionta catturato nel porto di Pozzallo (Ragusa). Il provvedimento è stato emesso dal sostituto procuratore di Ragusa, Angela Messina.

Aldo Gionta era destinatario di un provvedimento di fermo emesso dalla Dda della Procura di Napoli per associazione mafiosa. Il presunto boss è stato catturato da carabinieri del comando provinciale di Ragusa e della compagnia di Torre Annunziata.


Secondo gli investigatori stava cercando di fuggire all’estero: è stato infatti individuato e fermato nel porto di Pozzallo mentre stava per imbarcarsi su un aliscafo diretto a Malta. Era in compagnia di tre persone, un uomo e due donne, la cui posizione è al vaglio degli investigatori. Dopo la notifica del provvedimento di fermo Aldo Gionta sarà trasferito nel carcere di Ragusa.

IL BLITZ. Il blitz dei militari dell’Arma di Modica e Torre Annunziata è avvenuto alle 20:10 di sabato 16 all’imbarco dell’aliscafo per Malta. Militari in borghese, mimetizzati tra la folla, hanno atteso che Gionta passasse il controllo dei biglietti e lo hanno bloccato insieme a due donne e un uomo. Ieri sera è stato individuato a bordo di un’auto nell’area portuale di Pozzallo. Il boss era in possesso di una carta d’identità falsa, 1.000 euro in denaro contante ed era accompagnato da tre persone incensurate, un 23enne ed una 32enne di Torre Annunziata ed una 38enne di Sant’Antonio Abate, nel Napoletano.

Dalle indagini dei militari dell’arma è emerso che Gionta, durante i suoi spostamenti, si camuffava con occhiali da vista e parrucche, arrivando anche a travestirsi da donna, per eludere i controlli delle forze dell’ordine. Aldo Gionta è stato condotto al carcere di Siracusa mentre gli altri 3 sono in attesa di rito direttissimo. Non è noto al momento se Gionta si sarebbe fermato a Malta o se aveva intenzione di proseguire verso qualche paese nordafricano. Gionta è accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso ed era ricercato da giugno scorso per un provvedimento di fermo della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Lo scorso 5 giugno a un blitz delle forze dell’ordine che portò alla cattura di 10 suoi complici.

BOSS FIGLIO D’ARTE. Aldo Gionta, 42 anni, è reggente del clan camorristico partenopeo dei Gionta di Torre Annunziata (Na), ed è figlio del più noto Valentino Gionta, storico boss e fondatore del clan, attualmente detenuto al 41-bis. I Gionta erano stati negli anni Ottanta alleati a clan di Cosa Nostra operanti in provincia di Palermo e avevano combattuto, alleati dei Nuvoletta, contro la Nco di Raffaele Cutolo.

Lo chiamavano il boss poeta ma i suoi pizzini, inviati dal carcere al figlio ed agli affiliati, non contenevano parole d’amore quanto ammonimenti e veri e propri ordini su come mantenere la leadership criminale. Aldo Gionta si rivolgeva al figlio Valentino jr, in una lettera sequestrata il 3 febbraio del 2008 nel carcere milanese di Opera invitandolo a “imparare a sparare con il kalashnikov, poi ti dirò io cosa fare”. E ancora, “fatti furbo, attento alle microspie. E non permetterti di fare qualcosa senza il mio permesso”.

Nei messaggi la necessità di “fare soldi” per gli avvocati ma soprattutto inviti a esercitare il potere delle armi: “Imparate a sparare mitra, fucili e kalashnikov in posti dove non vengono gli sbirri”. Collegato alla cosca ed allo stesso Aldo Gionta, è stato arrestato a luglio di due anni fa il cantante neo melodico Tony Marciano. Gli inquirenti ritengono che alcuni messaggi criminali siano diventati parte dei testi musicali. In una canzone Marciano accusa i pentiti, ma il latitante protagonista del testo assicura che non gli faranno perdere la dignità.