Frode fiscale nel sistema dei trasporti su strada. Con questa accusa la Guardia di Finanza di Palermo e di Messina ha tratto in arresto un noto imprenditore delo sistema siciliano dei trasporti ed il suo ragioniere ritenuto com0plice nell’organizzazione dell’articolata truffa.
Nello specifico, vengono contestati, a vario titolo, numerosi reati, quali l’associazione a delinquere, l’utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, omessi versamenti IVA, occultamento e distruzione di scritture contabili ed illecita somministrazione ed utilizzo di manodopera.
I provvedimenti restrittivi, richiesti dal “pool” della Procura della Repubblica di Messina – coordinato dal Procuratore Aggiunto Sebastiano Ardita – sono stati emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale peloritano, il quale ha ritenuto particolarmente gravi le condotte poste in essere dagli organizzatori dell’associazione a delinquere.
L’inchiesta, denominata “Dark Truck 2”, prende le mosse dagli sviluppi di una precedente attività investigativa svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo che, già nel marzo 2012, su disposizione di quella Procura della Repubblica, aveva portato al sequestro di beni fino ad un valore complessivo di 62 milioni di euro, nonché il sequestro di 5 cooperative di trasporto di merci su strada, per aver emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti di numerosi soggetti economici, per un ammontare superiore a 120 milioni di euro.
Nel prosieguo delle investigazioni, gli approfondimenti hanno consentito non solo di verificare detta illecita utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, ma anche di accertare l’elevato livello di complessità della frode approntata dagli organizzatori, all’evidente scopo di rendere più difficoltosa l’individuazione della stessa da parte degli organi inquirenti.
Le indagini hanno consentito di quantificare imposte evase per oltre 8,2 milioni di euro e il mancato versamento di contributi previdenziali da parte delle società, le quali, pertanto, non solo non hanno versato un euro alle casse dell’Erario, ma hanno anche consentito di utilizzare manodopera ad un costo notevolmente inferiore rispetto a quello “legale”, con conseguente “distorsione” degli equilibri del mercato e del corretto funzionamento delle regole sulla concorrenza.
Sono in corso di esecuzione i provvedimenti di sequestro, nella forma “per equivalente”, sulle disponibilità finanziarie e sui beni immobili degli indagati, fino alla concorrenza del debito tributario.













