ignazio-cutro-300x199“Da oggi non sono più un imprenditore. La mia azienda edile non esiste più. E’ stata cancellata perché non ero più in grado di sostenerla per i debiti che in questi anni di non lavoro si sono accumulati. E’ stata cancellata dal silenzio dello Stato, dall’omertà di uno Stato che a parole fa la lotta alla mafia e nei fatti abbandona chi denuncia”.

Lo dice Ignazio Cutrò, imprenditore edile e testimone di giustizia di Bivona. Nel 1999 Cutrò denunciò le prime intimidazioni, che sono poi proseguite negli anni successivi.


“A me e alla mia famiglia – prosegue – non resta più nulla se non l’amarezza di chi ha creduto e crede in una lotta sana, reale e concreta contro le mafie. Siamo di fronte al baratro, oggi più di ieri io, mia moglie Giuseppina, e i miei figli Giuseppe e Veronica, siamo uniti, uniti questa volta per far fronte alla lotta della sopravvivenza. A loro chiedo scusa per avergli fatto vivere una vita da incubo, sotto scorta e senza più un minimo di certezze”.

I primi a esprimere solidarietà sono i membri dell’associazione “Testimoni di giustizia”, di cui Cutrò è presidente. “Se c’è un marchio di infamia nella lotta contro le mafie – dicono – questa infamia sta tutta dentro la fine ingloriosa dell’azienda edile dell’imprenditore Ignazio Cutrò. L’azienda infatti, è definitivamente chiusa per poche migliaia di euro”.