Che la nostra Carta Costituzionale necessiti di essere riformata specie nelle parti in cui si sono sinora verificate situazioni conflittuali tra lo Stato centrale e le Autonomie locali penso sia da più parti condiviso e condivisibile anche alla luce delle opinioni espresse da illustri cultori del diritto costituzionale il cui obiettivo ritengo sia quello di indicare le vie giuste per far funzionare al meglio la macchina amministrativa dello Stato sia centrale che periferica.
Ci si riferisce nella fattispecie al Titolo V della Costituzione vigente le cui precedenti e parziali modifiche, anziché apportare chiarezza e semplicità nella macchina burocratica, hanno, al contrario, accresciuto la conflittualità tra gli Organi centrali e periferici creando spesso maggiore confusione che,oltre determinare situazioni di diverso trattamento tra i cittadini a seconda della Regione di appartenenza,hanno aumentato il numero dei ricorsi presso la Corte Costituzionale chiamata per legge a dipanare matasse spesso alquanto complicate e complesse.
Ha quindi fatto bene e fa bene il Governo in carica sotto la costante spinta del suo Premier ad accelerarne l’iter della riforma nella considerazione che i suoi tempi, tenuto conto delle particolari modalità previste per le leggi di riforma di una norma costituzionale,saranno necessariamente lunghi.
E se su quanto sopra esposto penso ci sia molta condivisione da parte della stragrande maggioranza degli italiani, non altrettanto ritengo sia ugualmente condivisa la restante parte della riforma specie quella relativa all’abolizione della potestà legislativa sinora spettante al Senato della repubblica nell’approvazione delle leggi ordinarie, per le considerazioni che si diranno appresso.
Ora passi pure che la reale intenzione dell’attuale Esecutivo sia quella di voler ridimensionare il numero dei componenti del Senato al solo scopo di ridurre i costi della politica e che la via percorribile per realizzarne le finalità consista nel rimpiazzo dei futuri residui senatori,non più eletti dal popolo, con i Governatori delle diverse Regioni e/o i Sindaci delle più grandi città italiane e quant’altro, tuttavia non si capisce il motivo per cui rimanga inalterato il numero dei componenti della Camera che, se dovesse restare immutato, creerebbe oltretutto un rapporto spropositato tra i due rami del parlamento, con l’aggravante che viene così esclusa la possibilità di un maggior risparmio per le casse erariali.
A ciò aggiungasi che non sembra che sinora vengano ipotizzati nella riforma analoghi interventi per le composizioni dei Consigli regionali, il cui ridimensionamento numerico determinerebbe sicuramente un maggior risparmio sui costi della politica prendendo, ovviamente, per oro colato che la finalità dei risparmi,in un momento di gravissima crisi economica del Paese,sia realmente il filo conduttore dell’intera manovra.
Peraltro sono personalmente convinto che, ove si vogliano realizzare maggiori risparmi sui predetti costi, sarebbe quanto mai opportuna una analoga riduzione delle indennità e dei vitalizi attualmente godute sia dalla intera “casta”che dai numerosi Managers gravitanti nell’ambito della P.A. e pagati molto profumatamente con i soldi dei cittadini onesti tartassati da tasse elevatissime e che spesso stentano di arrivare alla fine del mese.
Tutto ciò premesso resta comunque, a mio parere,molto grave l’intento di Renzi e del suo governo di voler abolire il bicameralismo perfetto sottraendo al futuro Senato della repubblica la potestà legislativa che i Padri costituenti hanno fermamente voluto perché, come a tutti noto, si temeva che si potessero realizzare le condizioni per un nefasto ritorno al regime dittatoriale la cui caduta tanto sangue era costato all’intero Paese.
Ciò, oltre a snaturare la funzione della seconda Camera che da sempre ha assolto al compito di una vera e propria “stanza di decantazione” per le leggi italiane,farebbe sì che la Camera dei deputati, la sola chiamata ad approvare le leggi volute dal Governo in carica, con una maggioranza assoluta derivante dal premio di maggioranza secondo le indicazioni contenute nella legge elettorale in via di approvazione, finirebbe con l’emanare le sole leggi di gradimento dell’Esecutivo; il che sarebbe estremamente pericoloso per la stessa esistenza del regime democratico tanto faticosamente conquistato dopo la dittatura fascista.
Giù le mani quindi dalla Costituzione che va riformata esclusivamente in quelle parti che per diversi motivi impediscono il funzionamento al meglio dell’intero sistema operativo lasciando inalterate quelle che potrebbero intaccare l’assetto democratico del Paese perché diversamente si scivolerà,ahimè, verso un sistema dittatoriale pernicioso per tutti ed a ciò penso che il governo attuale debba prestare una maggiore attenzione se realmente gli sta a cuore il bene dei cittadini di questa nostra martoriata Repubblica nella quale tutto vien fatto per volontà del popolo sovrano( sovrano di chè?).
S. Curcio


















