Nove persone sono state arrestate a Catania per associazione a delinquere e sfruttamento, secondo le forme del cosiddetto capolarato, di braccianti romeni. La banda li avrebbe costretti, con la minaccia di facili allontanamenti, al lavoro nei campi di Paternò a ritmi massacranti per accrescere i profitti dell’organizzazione.
Secondo le indagini dei militari, che si sono avvalse anche di testimonianze di numerose vittime, compresi minorenni e donne, la manodopera per i campi era già ‘ingaggiata’ in Romania. Era poi ospitata in cassoni tenuti in pessime condizioni igienico-sanitarie e sottopagata, in assenza delle garanzie minime di tutela.
Le vittime erano costrette a uno stato di sudditanza psicologica e poste dinanzi all’alternativa di accettare le gravose condizioni oppure non lavorare più, perdendo così anche gli esegui guadagni ottenuti.
“Siamo convinti che le nostre forti denunce lanciate pubblicamente nei giorni scorsi – spiegano i segretari della Cgil, Giacomo Rota, e della Flai Cgil di Catania, Alfio Mannino -, così come alcune immagini consegnate alla Procura, abbiano avuto un ruolo rilevante nell’operazione delle forze dell’ordine Chiediamo trasparenza e nuove norme per il lavoro agricolo”.
La prima denuncia filmata era stata lanciata nei giorni scorsi, in presenza del procuratore Giovanni Salvi, in occasione della prima proiezione nazionale del documentario “Terranera” che illustra come funziona l’illegale fenomeno del caporalato, dello sfruttamento di cittadini italiani e stranieri, migranti, e persino minori, nella campagne del Catanese.












