guardiafinanzaaUn vorticoso giro di volture, cambio di fornitori ufficiali e passaggi di gestori allo scopo di non pagare la fornitura elettrica ma senza mai che questa si interrompesse. Tutto all’insaputa di gestori di vari esercizi commerciali di Palermo che pagavano, invece, regolarmente la propria fornitura elettrica sia pure a prezzi  ‘scontati’.

A scoprire la truffa che avrebbe fruttato ad una organizzata banda di palermitani ben 2 milioni di euro è stata la  Guardia di Finanza che ha fermato due persone ritenute a capo dell’organizzazione. L’indagine è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo, Dino Petralia, e dal pm Maria Teresa Maligno.


I membri dell’associazione a delinquere, presentandosi come rappresentanti siciliani di una società tedesca operante nel mercato elettrico, avevano adescato una folta platea di commercianti ed artigiani – operanti nei settori della ristorazione, della caffetteria, della panificazione, dell’abbigliamento, della copisteria, dello sport, della falegnameria, della fabbricazione di articoli in plastica e fornitura di abiti da lavoro – che, attratti dal miraggio di un fantomatico risparmio (fino anche al 30% sui prezzi di mercato), hanno ingenuamente aderito alla allettante proposta. In buona sostanza, gli imprenditori adescati, convinti di gestire le proprie utenze a prezzi più convenienti, stipulavano con “società fantasma” contratti di fornitura, versando mensilmente il corrispettivo dovuto, a fronte della emissione di fatture rivelatesi del tutto false. Denaro sonante che finiva nelle casse dell’organizzazione che, di contro, non pagava alcunché al Gruppo Enel che, invece, erogava effettivamente l’energia elettrica.

L’inchiesta nasce dalla denuncia di un piccolo imprenditore palermitano che ad un certo punto ha cominciato a sospettare che qualcosa non tornasse ed ha, così, consentito di svelare il meccanismo della presunta truffa. La banda si era munita di veri e proprio promoter che proponendosi come rappresentanti di imprese di energia del mercato libero alternative all’Enel, stipulavano contratti di fornitura elettrica con titolari di bar, pasticcerie, centri sportivi, artigiani e ristoranti, alcuni anche noti in città.

All’inchiesta ha collaborato il personale dell’Enel sia tecnico che amministrativo e alcuni dei titolari degli esercizi commerciali . probabile che emergano altre forniture gestite in questo modo.

I soldi incassati dalla banda, da quanto sembra emergere dalle indagini, è stato in gran parte utilizzato dai due e da altri complici per garantirsi un alto tenore di vita, che era culminato anche nell’acquisto di diverse auto di lusso e di soggiorni all’estero in rinomate località di villeggiatura.