Una coppia di fidanzati catanesi aveva acquistato i biglietti di una compagnia navale per la tratta Tunisi-Palermo dopo aver trascorso un periodo di vacanza all’estero. L’imbarco era previsto alle ore 23. I passeggeri sono arrivati al porto per imbarcarsi in tempo utile, ma hanno trovato l’ufficio e la biglietteria chiusi e nessun addetto della compagnia navale che potesse fornire loro informazioni.
Intorno alle 22.30 hanno ricevuto un sms in cui veniva loro comunicato che la partenza non sarebbe avvenuta per le ore 23. Nessun altra informazione. Sono rimasti invano ad attendere fino all’1.30, dopodiché hanno lasciato l’area portuale, anche per motivi di sicurezza personale, per cercare, autonomamente e a proprie spese, un luogo dove alloggiare.
Solo il giorno dopo sono stati ospitati a spese della compagnia in una struttura alberghiera, ma senza poter usufruire di pranzo e cena, solo il pernottamento e la colazione, con ulteriore aggravio di spese. Infine la compagnia ha consentito il loro rientro il Italia con ben tre giorni di ritardo.
Dopo il reclamo, formulato tramite Confconsumatori, la compagnia ha offerto 300 euro in buoni viaggio, che i turisti hanno rifiutato. Prima che venisse intrapreso un giudizio la compagnia navale ha rivisto la propria posizione e si è arrivati all’accordo per il pagamento di 1.000 euro.
“Così come per gli altri mezzi di trasporto – spiega Confconsumatori Sicilia -, anche per i viaggi in nave esiste un regolamento comunitario che sin dal 2010 tutela i turisti in vacanza. Regolamento purtroppo ancora poco conosciuto e che le compagnie fanno finta di non conoscere. In questo caso sono stati riconosciuti i diritti dei passeggeri”.












