tribunale-new4Con  Ordinanza n. 975/15 il T.A.R. Sicilia Palermo ha disposto la sospensione del provvedimento adottato dal Comune di Castellammare del Golfo con ordinanza n. 3 del 13 luglio 2015 accogliendo la misura cautelare richiesta da una delle proprietarie della “Tonnara di Scopello”, la Dott.ssa Rosa Maria Ruggieri rappresentata e difesa dall’Avv. Giovanni Puntarello.
Con la detta ordinanza, il Comune di Castellammare del Golfo partendo dall’erroneo presupposto che nell’ambito della tonnara insistesse una zona di demanio marittimo, aveva ritenuto di poter imporre il libero accesso al mare a chiunque.
Nei giorni addietro si erano peraltro verificate diverse manifestazioni da parte degli amministratori del Comune di Castellammare del Golfo che capeggiati dal Sindaco avevano simulato una sorta di sbarco nell’area di pertinenza della Tonnara frontistante il mare.
Tuttavia, l’ordinanza in questione si fonda su un erroneo presupposto relativo all’asserita presenza di una zona demaniale marittima.
La circostanza era stata da ultimo evidenziata dall’A.R.T.A. con una propria nota del 27 luglio 2015, nota le cui risultanze sono state contestate dall’amministrazione comunale in questione.
Tuttavia, come evidenziato dall’Avv. Giovanni Puntarello dello Studio Legalit – Avvocati Associati,
l’area in questione ha perduto una simile caratteristica da ancor prima del 27 aprile 1874.
A tale data risale il provvedimento di alienazione dell’area reso dall’Intendenza di Finanza di Trapani il 27 Aprile 1874, sulla scorta della Legge 21 agosto 1862 N. 793 “e degli ordini emanati dal Ministero di Finanze”.
Con tale provvedimento lo Stato Italiano alienò l’intera area in questione ciò “fino al mare”.
Ed infatti, all’indomani del raggiungimento dell’unità nazionale, lo Stato italiano aveva avvertito l’esigenza di fare cassa, come conseguenza degli sforzi economici che erano stati sostenuti al fine raggiungere l’unità nazionale (1861).
In un simile contesto venne emanata la Legge 21 agosto 1862 n. 793, cui fece seguito il Regolamento per la Vendita dei Beni Demaniali di cui al Regio Decreto n. 812 del 14 settembre 1862, con cui il governo venne autorizzato a vendere i beni demaniali che non fossero destinati ad uso pubblico né richiesti da pubblico servizio.
E’ bene evidenziare come la detta Legge 21 agosto 1862 n. 793, specificava in maniera assolutamente puntuale quei beni che dovessero risultare esclusi dalle alienazioni.
Segnatamente, secondo quanto disposto dalla legge in commento “saranno esclusi dalla vendita: i fabbricati occupati da uffici governativi o ad uso militare; i magazzini o altri locali addetti a manifatture o a stabilimenti erariali di qualunque specie; le saline e le miniere; i boschi che servono alle saline alle fonderie ed alle altre regie manifatture; tutto ciò che costituisce accessorio o dotazione dei beni esclusi dalla vendita”.
Analoghe disposizioni venivano poi ribadite nel Regio Decreto n. 812 del 14 settembre 1862.
Nello specifico all’art. 2 il detto regio decreto riportava nuovamente con identica formulazione l’elenco dei beni demaniali che non avrebbero potuto cedersi (elenco nel quale non rientrano i beni acquistati dal dante causa dei comproprietari della Tonnara di Scopello).
Così, sulla scorta delle disposizioni normative sopra richiamate, il Ministero della Finanze approvava l’elenco descrittivo ed estimativo n. 24 del 10 febbraio 1874, relativo ai beni (allora demaniali) del complesso della Tonnara di Scopello.
Con successivo avviso al pubblico del 22 marzo 1874, l’Intendenza di Finanza di Trapani rendeva noto che il giorno 27 aprile 1874 si sarebbe proceduto agli incanti per l’aggiudicazione del miglior offerente dei beni immobili demaniali descritti al n. 24 dell’elenco estimativo approvato dal Ministero delle Finanze in data 13 febbraio 1874.
Il detto elenco estimativo nel descrivere i beni che sarebbero stati venduti  li indicava identificandoli negli “immobili demaniali consistenti in Tonnara denominata Scopello e diritto di pesca in due punti con terre aggregate e caseggiato rustico composto di case terrane e solerate con cortile ed altri corpi rustici. Confina a settentrione con il mare a levante, mezzogiorno e ponente con terre formanti vari lotti dell’ex feudo Scopello descritto nell’elenco dei beni demaniali compilato dal delegato ministeriale Ingegnere Sig. Ludovico Armandini del 3 Luglio 1864”.
Il detto avviso veniva pubblicato il 31 marzo 1874 nel Giornale di Sicilia nonché per tre volte consecutive nei Comuni di Trapani e di Castellammare del Golfo.
In data 27 aprile 1874, si svolgeva il pubblico incanto predetto.
Dopo numerosi rialzi al prezzo posto a base d’asta, dovuti alle diverse offerte formulate per il bene in questione, risultava vittorioso il sig. Pietro Incagnone che si aggiudicava i beni in questione per persona da nominare, persona poi individuate in Ignazio Florio ed i suoi parenti, che costituiscono i danti causa degli odierni comunisti.
L’adozione della detta misura cautelare salvaguardia così un complesso architettonico di assoluto pregio in relazione al quale numerosi esponenti del mondo della cultura internazionale (tra cui Sheena Wagstaff e Leonard A. Lauder – Chair of Modern & Contemporary Art, The Metropolitan Museum of Art, New York; Marck Francis Director, Gagosian Gallery; Adam Broomberg – The Lisson Gallery, London, Milan, NYC; Sarah Entwiste – The Architectural Association School of Architecture, London) che avevano espresso tutto il loro disappunto per l’ordinanza impugnata