realizzato con il contributo di Cesare Sciabarrà e Domenico Lodico, non è un semplice ritratto celebrativo della città. Si tratta invece di una forte denuncia delle condizioni di degrado, abbandono e incuria amministrativa che affliggono diversi luoghi simbolo di Canicattì.
Attraverso immagini crude e dirette, il documentario mostra una città ferita: spazi pubblici dimenticati, aree verdi trasformate in discariche a cielo aperto, strutture sportive e ricreative ridotte in condizioni pietose .
Nel video emerge la frustrazione di chi ha visto intere generazioni crescere in quartieri e aree che oggi rappresentano il simbolo dell’incapacità gestionale.
Esempi ricorrenti nelle denunce (e probabilmente centrali nel documentario) includono:
Campetti abbandonati con voragini e incuria totale (come quello di Sant’Eduardo).
Parcheggio Robinson e altre aree verdi ridotte a “parchi dell’abbandono”.
Quartieri e zone periferiche segnati da degrado urbano, mancanza di manutenzione e problemi cronici come la gestione dei rifiuti o del servizio idrico.
“Questa è la Canicattì” è un atto d’amore travestito da denuncia. Chi ama la città dovrebbe guardarlo e usarlo come stimolo per pretendere di più dalle istituzioni. Il degrado non è inevitabile: è il risultato di scelte (o non-scelte) che possono e devono essere cambiate.












