Nel corso della conferenza stampa di ieri, riguardante l’inchiesta denominata “Criminal drinks” il procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale e l’aggiunto Ignazio Fonzo, hanno illustrato i particolari dell’operazione che ha interessato anche il paese di Favara:
“L’indagine è stata realizzata grazie alla sinergia tra i vari reparti – spiega il procuratore Renato di Natale – il provvedimento riguarda 18 persone, 2 dei quali ad Agrigento e 2 all’estero. Agrigentino, di Favara, è l’architetto proprietario del deposito in cui sarebbero dovuti arrivare gli alcolici e dove invece non arrivava nulla». A insospettire i funzionari della dogana che vigila sulle merci provenienti dall’estero, l’ingente quantità di alcolici che doveva giungere a Favara, troppo grande pure per le dimensioni stesse del deposito.
L’indagine si è sviluppata per circa un’anno e mezzo e gli investigatori hanno temporeggiato ad intervenire volevamo arrivare alla “testa” dell’organizzazione”.Molti dei fermati sono stati trovati con grandi somme di denaro in contanti, non consoni al loro lavoro ufficiale. I soldi venivano inviati attraverso dei pacchi normali, mentre a volte venivano inviati anche orologi Rolex e altri oggetti di valore.
Sono stati già posti agli arresti domiciliari i due agrigentini coinvolti nel blitz “Criminal drinks, ossia l’informatico di Campobello di Licata, 43 anni e l’architetto favarese di 54 anni.
E’ stato lo stesso pubblico ministero, Andrea Maggioni a decidere di non mandarli nel carcere Petrusa per una più comoda collocazione a casa dopo aver interrogato entrambi gli indagati.
Evidentemente il colloquio giudiziario, previsto dalla legge, ha dato i frutti sperati e non è peregrina l’ipotesi secondo la quale il pm si è convinto delle dichiarazioni dei due indagati, valutandole positivamente e pervenire al provvedimento di scarcerazione con l’applicazione della misura meno afflittiva degli arresti domiciliari.
Il nodo da sciogliere, ed oggi in conferenza stampa i magistrati hanno risposto alle domande specifiche dei giornalisti, è semplice: come si sono ritrovati il favarese e il belga vero capo dell’organizzazione criminale transnazionale?
Il pm Maggioni ritiene di aver acquisito elementi utili per sciogliere anche questo quesito.












