SalaErcolePalermo-416x307Trent’anni fa si facevano chiamare “abusivi per necessità”. Trent’anni dopo non hanno ancora una definizione, ma tutto lascia pensare che si tratti di “abusivi per diletto”: difficile giustificare con la necessità le ville al mare, i “condomini” di rara bruttezza sulla costa, il cemento nelle aree archeologiche.

Eppure, all’Assemblea regionale siciliana, un emendamento al Testo unico sull’edilizia, proposto dall’ex sindaco di Trapani (prima in Fi e oggi al gruppo misto), prevede di sanare le costruzioni a 150 metri dalla costa, nonostante la normativa non consenta di edificare nella fascia costiera.

L’emendamento è una dichiarazione di guerra al governo nazionale, che ha annunciato ricorso alla Consulta qualora passasse. “Siamo pronti a impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale ogni legge che permetta condoni edilizi. Questo vale in tutt’Italia e dunque anche per la Sicilia, dove si sta tentando di passare un colpo di spugna su decenni di abusivismo edilizio che deturpa l’ambiente costiero mettendo a rischio i cittadini”, ha detto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.


“Una cosa è chiara: se passerà quella norma non solo ricorreremo alla Consulta, ma useremo ogni strumento legislativo in nostro possesso – aggiunge il ministro in una nota – per evitare che in attesa della sua pronuncia si verifichino scorribande indiscriminate. Non possiamo lasciare soli i magistrati e i sindaci che con coraggio stanno combattendo l’illegalità diffusa dei condoni, che ha già fatto danni irreparabili al territorio”.

“Il governo – conclude – è al loro fianco con i fatti, visto che con il Collegato ambientale abbiamo messo a disposizione dei Comuni oltre 10 milioni di euro per l’abbattimento degli edifici abusivi in zone a rischio: un fondo che spero vada esaurito presto e che mi impegno a rifinanziare un minuto dopo”.

La Sicilia già nel ’76, con la legge numero 78, stabilì il vincolo d’inedificabilità assoluta entro i 150 metri dal mare e dai laghi. Da quella data tutto ciò che veniva edificato in quella fascia di rispetto non poteva essere sanato. Ma anni dopo l’Isola si mobilitò comunque per allargare le maglie della sanatoria nazionale dell’85 (fu allora che un sindaco del Ragusano, Paolo Monello, coniò la definizione di “abusivi per necessità”), senza però riuscire a intaccare quel vincolo che sulla carta ha sempre resistito.

Da allora ci hanno provato in molti a cassarlo, praticamente a ogni legislatura. Stavolta è scattato l’allarme perché dopo decenni di immobilismo, alcune procure e alcuni sindaci (quello di Licata, Angelo Cambiano, lo scorso maggio ha avuto bruciata la casa ed è sotto scorta) hanno messo in moto la macchina delle demolizioni. Poca cosa (dal 2009 al 2016 sono 22.100 gli abusi accertati e 23 le costruzioni abbattute), ma che segna un cambio di direzione. L’emendamento Fazio, bocciato in commissione, è stato ripresentato per l’aula e martedì sarà discusso.

E Carmelo Miceli, avvocato e segretario provinciale del Pd di Palermo, si dice “pronto a guidare una sorta di class action dei cittadini onesti contro tutti coloro che si renderanno complici di collusione con chi ha distrutto i nostri territori”, mentre il M5s, che ha firmato il testo sulla riforma edilizia, si dice costretto a votare no qualora passasse l’emendamento sulla sanatoria.