Utilizzavano come un bancomat la cassa dell’istituto musicale “Vincenzo Bellini” di Catania. Almeno 14 milioni di euro sono così finiti in parte a imprese compiacenti e in parte nelle tasche di funzionari e impiegati. E non per l’educazione musicale, ma per viaggi, gioielli, abbigliamento d’alta moda. Il sistema era in piedi da quasi dieci anni. Ora è stato smantellato da un’indagine della guardia di finanza, “The band”, coordinata dalla Procura di Catania, culminata con 23 arresti: 6 in carcere, 17 ai domiciliari.
Le società coinvolte sono una ventina. Avevano un ruolo decisivo nella gestione del flusso di denaro che raccoglievano e poi rimettevano in circolo tra gli indagati con operazioni di homebanking, emissioni di assegni, prelevamenti in contanti. I sospetti del nuovo direttore amministrativo si sono subito rivelati fondati. Oltre agli arresti, il gip ha ordinato il sequestro di beni degli indagati per il valore equivalente del danno provocato. E in più le carte sono finite alla Procura della Corte dei conti.
Gestito dal Libero consorzio e dal comune di Catania, il ‘Bellini’ negli ultimi due anni ha ricevuto circa 1,2 milioni di euro di fondi statali. L’anno scorso ha ricevuto ulteriori 250 mila euro di fondi straordinari. Il sindaco di Catania Enzo Bianco dice: “È stato estirpato un cancro che minacciava di uccidere un’istituzione molto importante per l’intera Sicilia”. “Dell’Istituto Bellini – ricorda – sono soci sia il Comune, sia la città metropolitana di Catania. Sette dipendenti erano stati licenziati un anno fa proprio per alcune di queste vicende su input dell’Ufficio provvedimenti disciplinari”.












