Riceviamo e pubblichiamo, l’intervento di un nostro lettore sulla morte dell’ex sindaco Carmelo Cammalleri:
La destra politica agrigentina ammaina un’altra bandiera consegnando alla storia uno dei suoi migliori rappresentanti: il ragioniere Carmelo Cammalleri.
L’uomo che fece sognare gli irriducibili eredi agrigentini di Almirante e di Pino Rauti conquistando la poltrona più alta di una delle principali città siciliane non capoluogo di provincia, la sua Canicattì. Votato a furor di popolo, lasciava, perdenti, sul campo dell’agone politico i protagonisti di una primavera canicattinese naufragati anche sotto il peso di un ostentato elitarismo culturale che non trovò quel consenso che “Progetto per Canicattì” sognava di ottenere. Coriaceo, tanto intransigente negli ideali quanto pronto al dialogo nell’attività amministrativa e nella vita privata. Un signore d’altri tempi che della coerenza ne fece un credo fino a difenderla contro ogni lusinga che la politica gli offriva e contro ogni minaccia che gli volgeva.
Leader incontrastato (invero, per alcuni anni condivise col compianto Dino La Verde la guida del partito a Canicattì) per molti decenni, protagonista di tutte le battaglie politiche della destra, sino a quando le energie fisiche gli consentirono di mettere a disposizione della città il proprio intelletto, la propria capacità amministrativa. Guidò e vide crescere nella provincia di Agrigento molti giovani militanti della destra politica. A Canicattì, suoi allievi prediletti, oltre al figlio Peppe, anche Giovanni Salvaggio e Leonardo Di Stefano a lui legati da un affetto filiale che andava ben al di là della militanza politica e del rapporto che di norma esiste tra gli adepti ed il loro capo carismatico.
Portò nella politica, soprattutto nel ruolo di amministratore di Canicattì, l’esperienza maturata nel mondo bancario ove svolse il ruolo di apprezzatissimo dirigente della Banca Popolare Siciliana di cui fu responsabile di importanti servizi centrali.
Ma la vita, spesso beffarda, gli chiese abnormi sacrifici personali colpendolo nei suoi affetti, prima con la morte della moglie, poco più che cinquantenne, poi la figlia Maria, anch’essa aveva superato da poco i cinquant’anni, poi, alla fine dello scorso anno, la morte del figlio cinquantottenne Giuseppe che nella politica lo aveva seguito continuandone l’attività con la medesima passione.
Ieri, nella gremitissima Chiesa, il saluto affettuoso del decano dei preti della città, don Mimì Di Naro, storico amico di Carmelo Cammalleri, ha commosso tutti. Ma va particolarmente sottolineato l’intervento del sindaco di Canicattì che ha tracciato, con grande lucidità e con una obiettività che gli fa onore, la figura di amministratore di Carmelo Cammalleri. Il gran silenzio con cui sono state seguite le parole dell’avvocato Ettore Di Ventura, fascia tricolore a tracolla, sono la testimonianza dell’unanime condivisione del suo intervento. Anche gli onori che l’Amministrazione comunale ha inteso tributare al ragioniere Cammalleri con un eccezionale schieramento di Vigili Urbani in alta uniforme, col gonfalone della città, con la presenza di tantissimi dipendenti comunali, dello stesso Sindaco della città, di tantissimi ex amministratori della città, di una enorme folla di semplici cittadini sono la dimostrazione dello spessore morale e di amministratore di Carmelo Cammalleri.
Alla fine, Leonardo Di Stefano, con la passione e il modo diretto che lo caratterizzano, ha colpito il sentimento di tutti i presenti, molti dei quali non hanno potuto né voluto nascondere le lacrime. Di Stefano, erede spirituale dell’idealismo di Cammalleri, ieri, ponendo il tricolore sulla bara, ha idealmente approntato l’ultimo podio all’illustre uomo politico che viene ora consegnato al ricordo di chi gli ha voluto bene, all’ammirazione ed alla gratitudine di una intera città.
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