Giancarlo Cancelleri è li, determinato più che mai a vincere. Per gli altri è l’uomo da battere. Terminato il tour con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, il candidato del M5s alla presidenza della Regione continua ad andare in giro per ascoltare tutti, porta a porta. Passa da un appuntamento a un altro in un’agenda fittissima di impegni. Si muove solo, con la sua auto. E questo dà la misura del personaggio.

Loro, i grillini, hanno cominciato la campagna elettorale con largo anticipo e tra pochi giorni presenteranno anche il programma di governo da sottoporre ai siciliani. “Quattro punti chiave – spiega – Lavoro, infrastrutture, sanità e turismo. Quattro idee chiare da mettere a regime. Questa non sarà più una campagna elettorale locale, ma mondiale. La nostra Regione ha il compito e l’interesse geopolitico di intercettare e fare incontrare i flussi economici provenienti da Gibilterra e da Suez, il traffico degli Usa e quello dei mercati mediorientali. L’isola deve diventare una piattaforma per il dialogo internazionale, giocando una partita dagli enormi benefici per i nostri cittadini, sia per quelli che sono rimasti con grandi sacrifici, sia per quelli che hanno voglia ma non hanno le opportunità per tornare a casa. Non è un caso che oggi uno studente siciliano su tre va fuori, evidentemente le nostre università hanno bisogno di cure intensive per migliorare e non è certo giocando due partite contemporaneamente che si può riuscire a curarle” (frecciatina al rettore Fabrizio Micari, ndr).


Lo sguardo va oltre lo Stretto, lo stesso che Beppe Grillo nel 2012 attraversò a nuoto proprio per sostenere la candidatura dell’inesperto attivista di Caltanissetta che oggi si presenta più forte con cinque anni di attività parlamentare all’Ars alle spalle e con un gruppo coeso di altri 13 deputati uscenti pronti a fare da collante nei territori.

“Non si può continuare a fare le battaglie per chiudere o mantenere questa o quella partecipata, piuttosto che l’ente utile o inutile a seconda delle clientele – sottolinea Cancelleri – L’ho detto chiaramente: la Sicilia deve stare sul mercato internazionale, per questo una delle prime cose che farò da presidente della Regione sarà quella dipotenziare l’ufficio di Bruxelles. Voglio metterci i lobbisti che, per conto dell’amministrazione pubblica e in nome degli interessi delle classi produttive siciliane, dialoghino e cerchino mediazioni politiche con le massime istituzioni europee. Serve l’arte della negoziazione. Solo così possiamo incidere sui processi mondiali che oggi ci passano sulla testa”.

Giovani, ma non sprovveduti. “La nostra sarà una campagna elettorale moderna, in stile americano – rivela – Saremo affiancati dagli spin doctor, abbiamo creato il board della comunicazione, con noi specialisti dei social network e cacciatori di bufale che, già lo sappiamo, gli altri ci tireranno addosso per danneggiarci”. Idee chiarissime da sottoporre ai siciliani per conquistare una parte del partito del “non voto” che oggi vale circa il 55% dell’elettorato attivo.

La Regione non deve dare lavoro, ma ha il compito di creare le condizioniaffinché si sviluppi un tessuto sociale ed economico fatto di imprese, artigianato e commercio che crei le condizioni di benessere – aggiunge – Oggi ci sono circa 144 mila persone attaccate alla Regione, oltre 20 mila dipendenti più quelli addentellati alla pubblica amministrazione che chiedono soldi. Basta il caso della Formazione. Ed è un caso che in Lombardia, dove il sistema funziona meglio, ci siano due manager siciliani preaparatissimi che sono riusciti a eliminare le clientele? Ecco, noi siamo pronti ad importare questi modelli virtuosi di pubblica amministrazione”.

La campagna elettorale entra nel vivo con la definizione dei competitors di area. E Cancelleri non le manda a dire. “I nostri avversari sono convinti che ci sconfiggeranno con le grandi accozzaglie delle liste, il solito modo per buggerare ancora i siciliani, ma la politica, per fortuna, non è matematica. Non è sufficiente sommare presunti pacchetti di voti per assicurasi la vittoria. Ci vogliono programmi e credibilità e nelle affollate e rissose brigate di Musumeci e Micari non vediamo né gli uni né l’altra. Sono due facce della stessa vecchia politica. Musumeci ha avuto l’ardire di proclamarsi la speranza dei siciliani? Lingua lunga e memoria corta vanno spesso a braccetto in politica. A lui ricordiamo soltanto che Armao è stato alfiere del governo Lombardo, come Lagalla lo è stato di quello Cuffaro, due esecutivi non solo disastrosi, ma che hanno finito i loro giorni per fatti di mafia. Sono gli stessi personaggi che il 6 novembre batteranno cassa per ottenere il proprio tornaconto, in termini di poltrone, incarichi e consulenze per gli amici degli amici”.

Infine Cancelleri annuncia che prima del 5 novembre, data del voto in Sicilia, il M5s siciliano presenterà anche la squadra di governo con tutti gli assessori. “Lo facciano anche gli altri candidati, in nome della trasparenza che devono agli elettori siciliani”.

Twitter: @LucaCiliberti