Le dimissioni del segretario nazionale del Partito Democratico, Matteo Renzi, invocate da ampia parte del Pd siciliano dopo la sonora sconfitta alle politiche, arrivano solo nel tardo pomeriggio.

Il primo a far sentire la propria voce, con un sms a inizio mattina è stato l’ex governatore Rosario Crocetta. “Adesso il Pd dichiari subito la disponibilità a supportare, anche dall’esterno, un governo a guida M5S”.


“Renzi – aggiunge Crocetta – ha avuto quello che merita, causando, in prima persona, una sconfitta che non riuscivano ad immaginare, poiché completamente distanti dalla società. Renzi voleva i voti a favore di un partito di sinistra, attraverso politiche di destra, candidando uomini di destra, impresentabili e cortigiani. Un Renzi zitto e persino compiacente rispetto a propri candidati abili a prendere i voti con le ‘fritturine’ di pesce. Un Renzi che non si è indignato neppure di fronte ad episodi di grave condizionamento del voto che hanno coinvolto alcun candidati Pd”.

“Adesso bisogna unire tutte le forze e tutte le migliori energie per fare quello che non si è saputo fare in tutta la seconda Repubblica per dar vita finalmente ad un grande partito chiaramente progressista, ideale, progettuale e organizzato, capace di affrontare le grandi sfide che mettano  in ginocchio le sinistre nel mondo in un’ottica di sviluppo sostenibile e di legalità costituzionale e democratica”.

Una riflessione meditata, ma allo stesso professata da mesi, in tempi non sospetti. Beppe Lumia, l’ex “potentissimo” senatore finito nel secchio dei rottamati di Renzi durante la fase delle candidature del Pd, vuole ricostruire dalle macerie. “Si apre adesso una fase rischiosa per la stabilità e il governo del Paese ma anche una fase difficile e complessa sul piano politico, una sfida che deve rimotivarci e rigenerarci all’insegna di un ‘Noi’ che con umiltà e coraggio accetti  il necessario cambiamento e con esso si misuri fino in fondo”.

Il Pd deve cambiare e deve cambiare radicalmente la sua leadership nazionale e territoriale, perché è necessario dotare finalmente il Paese di un partito progressista moderno ed europeo radicato nel territorio. Abbiamo bisogno di una classe dirigente capace di coniugare legalità e sviluppo e di misurarsi con le due sfide che nel mondo stanno mettendo in difficoltà le forze progressiste: la domanda di uguaglianza e quella di sicurezza”.

“Hanno perso – aggiunge – i due ‘Partiti Io’ di Renzi e Berlusconi. Entrambi non hanno saputo rappresentare il centrosinistra e il centrodestra, non hanno saputo essere competitivi e alternativi, al fine di bloccare gli estremismi, l’avanzata della Lega, sul fronte conservatore, e del M5S, sul versante progressista”.

“In Sicilia poi – ha continuato Lumia – come al solito, si è stati ancora più zelanti trasformando il ‘Partito io’ in partito doroteo, incapace di fare un’opposizione forte al governo regionale di centrodestra e di competere col M5S sul piano dell’innovazione e del cambiamento. Anche la scelta delle candidature si è rivelata fallimentare, perdente e inconcludente”

Dure le parole del deputato regionale Antonello Cracolici, che se la prende con i nuovi arrivati, quei renziani dell’ultim’ora che hanno occupato tutti i posti in lista. “In Sicilia più che altrove il Pd è apparso un autobus, in alcuni collegi c’erano candidati che non avevano nulla a che fare con la nostra storia. Molti dei nostri elettori non hanno votato (nell’isola c’è stata la più alta percentuale di astenuti) o hanno votato per il Movimento 5 Stelle. L’errore politico più grande è stato fare perdere l’identità al Pd, imporre una mutazione genetica al partito: grande responsabilità l’hanno avuta il segretario nazionale Matteo Renzi e il suo proconsole in Sicilia Davide Faraone”. Lo ha scritto Antonello Cracolici.

“Fa veramente male leggere questi dati elettorali. In Sicilia 28 a zero per i cinque stelle – scrive su Facebook, l’ex deputata regionale Concetta Raia – Il Pd perde tutti i collegi e ottiene la più bassa percentuale di voti mai registrata. La responsabilità di questo risultato deve essere attribuita ai luogotenenti siciliani renziani, della prima e dell’ultima ora , che con la loro strategia di allargamento indistinto. Bisogna ripartire dalle macerie, bisogna rifondare una comunità politica che ritrovi credibilità tra il suo elettorato e soprattutto definire meglio un nuovo progetto di centro sinistra che includa tutte le anime di questo variegato mondo .

L’ex deputato regionale Pd Pippo Digiacomo, che annuncia la sua candidatura a sindaco di Comiso (Rg), in una nota diffusa ieri sera prima dello spoglio elettorale si autosospende dal partito: ”In queste condizioni, in attesa che cambi qualcosa, mi sospendo senza passare ad alcun altro schieramento: ma l’impegno politico continua, a partire dalle prossime elezioni amministrative”