“Ci sono tanti processi che si sono sviluppati nell’arco di 30 anni arrivando a una sentenza di condanna definitiva dei responsabili anche se rimane ancora qualche aspetto non del tutto chiarito”.
Così l’eurodeputato Pd Caterina Chinnici a margine della cerimonia che ha ricordato l’eccidio di via Pipitone Federico 35 anni fa in cui morì il padre Rocco, gli uomini della scorta e il portiere dello stabile, che aggiunge: “Adesso c’è stata la desecretazione e la pubblicazione degli atti del Csm vedremo se ci saranno elementi che ci consentiranno di chiarire anche i punti oscuri. Quello che è rimasto di maggiore incertezza le telefonate del confidente della polizia che fecero parte di una parte di processi, ma poi non ci furono ulteriori approfondimenti”.
Il confidente libanese Bou Chebel Ghassan, preannunciò la strage di via Pipitone Federico e non fu preso sul serio. Disse che la mafia per eliminare un poliziotto o un magistrato avrebbe utilizzato il metodo libanese dell’auto bomba.
LA LETTERA DI MATTARELLA. “Nel trentacinquesimo anniversario del vile attentato in cui – il 29 luglio 1983 – persero la vita il giudice Rocco Chinnici, gli addetti alla sua sicurezza – maresciallo Mario Trapassi e appuntato Salvatore Bartolotta – e il portiere dello stabile – Stefano Li Sacchi – desidero far giungere a lei e a tutti i familiari delle vittime il mio pensiero commosso e partecipe”, scrive in una nota il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Le elevate qualità professionali, l’abnegazione e l’alto senso dello Stato consentirono a Rocco Chinnici di dirigere l’ufficio istruzione del Tribunale di Palermo con fermezza, equilibrio e rigorosa coerenza. A lui si deve l’avere intuito in tutta la loro pericolosità le connessioni della mafia con l’alta finanza, la politica e l’imprenditoria, e l’aver promosso inedite strategie investigative, fondate sulla collaborazione fra i magistrati che svolgevano le indagini sul fenomeno. Il ricordo dell’appassionato impegno, umano e professionale, di Rocco Chinnici nel difendere le istituzioni e i cittadini dalla violenza e dalle vessazioni della criminalità organizzata resta indelebile nella memoria di tutti e rappresenta un prezioso e costante stimolo per la crescita della coscienza civile e della fiducia nello stato di diritto”.
“Il suo esempio – conclude il capo dello Stato – esorta a rinnovare quotidianamente l’impegno nel contrasto a ogni forma di mafia, con il medesimo rigore e la stessa determinazione che hanno contraddistinto il suo agire. E’ con tale spirito che sono vicino a tutti i familiari delle vittime dell’attentato, rinnovando i sentimenti di gratitudine dell’intero Paese”.
“UN ESEMPIO PER TUTTI”. “Rocco Chinnici e tutte le altre vittime della criminalità di tipo mafioso, di tipo terroristico e di tipo comune sono degli esempi per tutti. Non devono rappresentare il ricordo di qualcosa che sta lì ma un modello per perseguire la ricerca della verità, come senso del dovere e soprattutto nel sentimento del dovere”, ha detto il generale comandante dell’Arma dei carabinieri Giovanni Nistri.
”Senza questa continua ricerca – ha aggiunto – non avrebbe senso aver speso una vita indossando un’uniforme o una toga. La commemorazione di oggi delle vittime per la legalità è un momento di ricordo che rappresenta il passaggio del testimone, come avviene nelle staffette da corsa, quando viene passato di mano in mano da chi ha fatto il proprio dovere a chi continuerà a farlo”.
Alla cerimonia hanno preso parte anche l’altro figlio del magistrato ucciso, Giovanni Chinnici, il vicepresidente della Regione Gaetano Armao, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il prefetto di Palermo Antonella De Miro, il comandante provinciale della guardia di Finanza Giancarlo Trotta, il questore di Palermo Renato Cortese, il comandante provinciale dei carabinieri Antonio Di Stasio.
Alla cerimonia non ha preso parte uno dei sopravvissuti, Giovanni Paparcuri. “Non ho aspettato le 9.30 l’inizio della cerimonia ufficiale, ma minuto più – ha scritto su Facebook – minuto meno il mio piccolo pensiero l’ho voluto lasciare esattamente alla stessa ora di 35 anni fa, per Rocco, Mario, Salvatore, Stefano. Un pensiero è andato anche a Cesare, Alfonso, Antonino, Ignazio, miei compagni di sventura di quel giorno, e agli altri 14 feriti. Adesso ho bisogno di uscire in bici”.
Alle 10 è stata celebrata una messa nella caserma Dalla Chiesa nella sede del comando regionale dei carabinieri.
















