Siamo diventati il paese dei misteri. Dopo il mistero dei pozzi di contrada Gulfi, di Foro Boario, di contrada Buccheri, del Cam, della differenziata ballerina ( dal 30 al 7%), delle emergenze, di centralini telefonici, di segnali stradali che spariscono da un luogo per concretizzarsi in un altro, di spostamenti repentini, di concorsi bizzarri, di assunzioni misteriose, dei  pizzini, meri pezzi di carta promossi a titoli di credito,  oggi dobbiamo assistere anche all’infossamento di rifiuti di dubbia provenienza interrati nella stessa terra che ha arricchito una popolazione per tanti decenni, la stessa terra che ha fatto diventare Canicattì, la città dell’Uva Italia, che ha dato dignità ad  una comunità intera. Quella terra che meglio di qualsiasi altra terra ha prodotto ricchezza, benessere, economia. Il solo pensiero di potere pensare che si possa sostituire una pianta di vigna piuttosto che un albero di pesche con della spazzatura, fa rabbrividire. Ma fa rabbrividire quel silenzio omertoso, quell’insopportabile  indifferenza dinnanzi a tutto ciò che accade alle spalle di una comunità in ginocchio. Nessuno ha visto, nessuno sapeva, nessuno se  ne accorto.Dinnanzi ad una notizia del genere , la politica dovrebbe scendere in piazza, le istituzioni dovrebbero testimoniare il proprio sdegno, la propria preoccupazione. Il comune dovrebbe fin da adesso annunciare di costituirsi parte civile se si dovessero accertare responsabilità  per il danno che ne trarrà l’intera comunità da un fatto così grave.

L’unica preoccupazione : la dichiarazione di fallimento. Volendo giocare con le parole, dico che non è neanche necessario che si faccia una dichiarazione. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti anche a prescindere dal dato economico a cui si può pensare di fare riferimento. Il fallimento è politico, di una classe politica inetta, inadeguata, apatica, incapace. Il fallimento è  strutturale in un paese violentato, martoriato, stuprato, sodomizzato, ove chiunque decide e dispone di fare quello che vuole facendosi forte della totale indifferenza che viene tradotta con l’impunità. Il fallimento è culturale; dove le passerelle vengono farcite di cultura di plastica, finta, stereotipata, vuota. Il fallimento è morale; dove per morale si intende il percorso che porti ad una presa di coscienza di responsabilità. Quando parlo del “ partito dell’orticello” tento di raffigurare la pochezza in modo plastico, figurativo, grafico. Quando a dettare l’agenda, o meglio gli appunti di cosa ci rimane da distruggere è il partito dell’orticello, siamo all’atto finale di una tragica commedia il cui epilogo è scritto nel destino di ognuno di noi, che andiamo avanti con la speranza che mai, sulla tavola dei nostri figli possa arrivare cibo contaminato dalla merda di chi ha sotterrato i rifiuti in quel terreno che è stato nostra Madre, nostro Padre, il nostro Dio. Inizio a pensare alla luce di ciò che riesce a produrre la politica, che anche sotto quell’orticello vi siano stati infossati rifiuti…. cosa pensiamo di potere raccogliere?