Non  possiamo fare a meno di ricordare una famosa canzone di Massimo Ranieri ” se bruciasse la citta”. In effetti oramai i canicattinesi si stanno abituando alla città che brucia. I roghi sono cosa quoditiana e il fetore di spazzatura e diossina è diventato come l’odore dell’arbre magique nelle nostre auto. Oggi è la volta di Foro Boario, e mi dispiace scrivere che non mi meraviglio neanche un poco.

In quel girone dantesco le fiamme sono l’unica cosa logica che ci potevano stare. Un luogo dove non rispettano i parametri minimi di sicurezza e di vivibilità, solo degli amministratori sui generis avrebbero consentito di tenerlo aperto. Bisogna dire che se in questo nostro paese la ” legge” si preoccupasse di alcune opacità palesi cosi come della maniglia antipanico della panineria del signor Mario Rossi, forse iniziaremmo un pò tutti a pensare che esista.


Giornalisticamente dovrei magari raccontare i motivi che hanno fatto scoppiare l’incendio, ma per rispetto alla mia professione potrei dirvi che mi meraviglio come non sia accaduto prima. Un luogo senza uscite di sicurezza , senza bagni, fino a poco tempo fa senza luce, dove il cittadino è costretto a cammirare su rifiuti e percolato per conferire la spazzatura  e che due volte su tre rischia un incidente con i numerosi compattatorie che entrano ed escono, è un luogo del quale ci si può meravigliare che scoppi un incendio? Chiedere le dimissioni di questi incompetenti e inadeguati ci sembra cosa superflua, non lo hanno fatto per cose molto più gravi. In verita hanno lanciato un’opa sulla nostra salute, prima con l’acqua adesso con l’aria e il cibo. Perchè tutta questa diossina sommata a quella dei numerosi incendi precedenti ci tornerà sulle tavole sotto forma di zucchine, melanzane, pesche, uva etc tec. E questi lì belli e felici a muovere le loro braccine legate al filo teso di lenza trasparente…. ma in un paese senza legge tutto questo è possibile.