Oggi mi lascio ispirare da un accorato intervento del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La libertà di stampa è fondamento della democrazia”. La libertà d’informazione è alla base di ogni democrazia, la libertà di raccontare, di domandare, di chiedere chiarimenti, di porsi delle domande e invitare altri a farlo. È un concetto incomprensibile per menti piccole, mediocri, che nel tentativo di difendere le proprie zone di confort, preferiscono che non si trattino alcuni argomenti, che non si pongano alcune domande. In quel caso scatta un meccanismo che è una via di mezzo tra l’atteggiamento mafioso e l’editto bulgaro.
Scatta il tentativo di isolamento, e dico tentativo perché spesso tale rimane. E pur spesso non ricevendo la solidarietà da chi ricoprendo ruoli istituzionali, dovrebbe, la si riceve dalla gente comune, da chi ti legge. Chi ti legge capisce facilmente il tentativo di isolamento, i motivi di tale tentativo. Cito le parole Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi. «La libertà di informazione è architrave della Costituzione, essenziale per la democrazia, e bisogna contrastare qualsiasi tentativo di fiaccarne l’autonomia» segnali «di una rinnovata campagna contro la libertà di informazione e contro i cronisti, di volta in volta, sgraditi alle oligarchie di turno».
Ma sono concetti fin troppo democratici per essere compresi dalla mediocrità di chi tenta di esistere provando ad evitare di fare sapere chi è realmente. Quando una testata subisce questo tipo di trattamento ha la certezza di avere operato bene, ha dalla sua la consapevolezza di avere fatto le domande giuste, alle quali mai viene data alcuna risposta, di avere fatto i servizi giusti, di avere sollevato le questioni scomode.
Una comunità che non viene adeguatamente informata è una comunità ostaggio, è il tentativo di fare apparire una realtà che realtà non è. E così nascono le blacklists, ovvero liste nere, nere come il buio in cui si preferisce muoversi, senza che gli altri vedano. La nostra è una terra piena di esempi di giornalisti messi in blacklist e di alcuni ne conosciamo anche l’ epilogo della loro storia. Cosa fare dunque: zittirsi? Ignorarli? Cambiare lavoro? Andare via? Continuare? Sono tutte domande che ci continuiamo a porre e spesso in base al nostro stato d’animo la risposta è una di quelle.












