Quindici condanne e cinque assoluzioni. Si chiude il primo capitolo giudiziario della maxi inchiesta “Xidy” – eseguita dai carabinieri del Ros nel febbraio scorso – facendo luce sui nuovi assetti del mandamento mafiosi di Canicattì e sulla riorganizzazione della Stidda, organizzazione criminale parallela a Cosa Nostra, protagonista negli anni novanta di una sanguinosa guerra di potere. L’inchiesta è stata coordinata dai pm della Dda di Palermo, Claudio Camilleri, Gianluca De Leo e Francesca Dessi’,

Il gup del tribunale di Palermo, Paolo Magro, ha inflitto le pene più alte ai personaggi ritenuti al vertice del mandamento,


Nove, invece, gli imputati che seguono il rito ordinario e che sono attualmente a processo davanti i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento.

LE CONDANNE
Giancarlo Buggea (20 anni); Angela Porcello (15 anni e 4 mesi); Giuseppe Grassadonia (8 mesi); Giuseppe Giuliana (8 anni e 8 mesi); Calogero Di Caro (20 anni); Calogero Paceco (8 anni); Simone Castello (12 anni); Gregorio Lombardo (17 anni e 4 mesi); Luigi Boncori (20 anni); Giuseppe Sicilia (18 anni e 8 mesi); Giuseppe D’Andrea (3 anni e 4 mesi); Gaetano Lombardo (3 anni e 4 mesi); Annalisa Lentini (1 anno e 8 mesi); Diego Emanuele Cigna (10 anni e 6 mesi)

LE ASSOLUZIONI
Giuseppe Pirrera, Giovanni Nobile, Antonino Oliveri, Luigi Carmina, Gianfranco Gaetani

IL COLLEGIO DIFENSIVO
Gli avvocati del collegio difensivo sono – tra gli altri – Giuseppe Scozzari, Giuseppe Barba, Calogero Meli, Daniela Posante, Lillo Fiorello, Antonino Gaziano, Giuseppe Vinciguerra, Salvatore Manganello, Giovanni Castronovo, Salvatore Pennica. “La decisione circa la pena, che ci sembra oltremodo esagerata, ci coglie di sorpresa -commenta l’avvocato Giuseppe Scozzari che difende Angela Porcello – Ci riserviamo una più approfondita valutazione all’esito della lettura delle motivazioni. Ci pare tuttavia che la ratio del rito abbreviato sia stata di fatto vanificata e non sia stata tenuta in debito conto la collaborazione offerta dalla mia assistita. Certamente questa sentenza non costituisce un bel segnale per quanti, anche lontanamente, pensano di intraprendere la via della collaborazione, con tutti i rischi che ne conseguono.”