Il Tar di Palermo, accogliendo il ricorso degli avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza, ha condannato la Prefettura di Agrigento al pagamento delle spese legali e dato il via libera all’iter per la restituzione del porto d’armi in favore di A.A, originaria di Castrofilippo. La vicenda scaturisce dal divieto di detenzione di armi imposto dall’Ente alla donna sulla base di un legame di parentela con il fratello, all’epoca dei fatti imputato per associazione mafiosa.

A conclusione del procedimento, il fratello era stato assolto e la donna aveva fatto richiesta di riottenere il porto d’armi per uso caccia. La Prefettura di Agrigento, tuttavia, rimaneva silente sulla richiesta di revoca del divieto. La donna così si è rivolta agli avvocati e ha presentato ricorso al Tar al fine di ottenere la licenza. Gli avvocati Rubino e Piazza, con il ricorso introduttivo del giudizio, hanno osservato come non sussistessero più gli elementi fondanti il divieto di detenzioni di armi e munizioni, per effetto dell’assoluzione del fratello del ricorrente dal reato di cui all’art. 416 bis c.p. ed inoltre come la stessa Prefettura avesse già revocato l’interdittiva antimafia adottata sulla base delle medesime circostanze.

Il TAR Palermo, condividendo le argomentazioni difensive formulate dagli avv.ti Rubino e Piazza, ha accolto il ricorso e per l’effetto ha dichiarato l’illegittimità del silenzio serbato dalla Prefettura di Agrigento sull’istanza di revoca del divieto di detenzione di armi e munizione e ciò anche alla luce delle sopravvenienze di cui l’amministrazione dovrà tenere conto; il TAR ha peraltro condannato l’amministrazione resistente al pagamento delle spese giudiziali. Per l’effetto della sentenza del TAR Palermo il sig. A.A. potrà riottenere il permesso di porto d’armi e ricominciare a coltivare la passione per la caccia.