black Android smartphoneRispetto al passato, oggi, esistono diverse tipologie di contratto con cui si può regolamentare la prestazione lavorativa. Ognuna di queste è soggetta a specifiche regole riguardo a condizioni di lavoro, stipendio o compenso e regime fiscale.

Tra queste spicca per praticità il lavoro con ritenuta d’acconto, che viene impiegata entro un certo limite anche dai lavoratori autonomi, perché solleva il professionista dal pagamento della ritenuta fiscale, poiché questa viene effettuata dal sostituto d’imposta.


Chiariamo meglio questo semplice concetto. La ritenuta d’acconto è una somma di denaro che viene trattenuta dal datore di lavoro o committente, sul compenso o stipendio corrisposto al lavoratore o professionista, per una prestazione lavorativa effettuata. Questa trattenuta serve a titolo di pagamento delle imposte che il committente o datore di lavoro verserà allo Stato, al posto del lavoratore.

È quindi il datore di lavoro, meglio definito come sostituto d’imposta che ha questo obbligo ai fini dello Stato, al posto del lavoratore. La normativa di riferimento, per questa particolare formula di pagamento delle tasse è il DPR n.600/73 – art. 64.

Sono tante le casistiche in cui può trovare applicazione la ritenuta d’acconto, tra cui provvigioni per prestazioni di attività di vendita o commerciali, lavoro dipendente, lavoro autonomo.

Tra tutti, quello da lavoro autonomo rappresenta il caso in cui, il ricorso alla ritenuta d’acconto è più pratico e frequente, perché l’aliquota è fissata generalmente al 20% sul totale dell’importo dovuto al professionista o lavoratore.

Tra i casi più diffusi, in modo particolare c’è quello del prestatore di lavoro occasionale, cioè colui che esercita un lavoro non maniera continuativa, ma, appunto occasionale, nei confronti di un committente.

In questo caso, il prestatore di lavoro autonomo occasionale è tenuto a emettere una ricevuta fiscale, al posto della classica fattura. Questa serve a tenere traccia del pagamento e giustificare la spesa effettuata dal committente.

Sulla ricevuta, infatti, oltre alla data, al numero progressivo, qualora il professionista ne emetta più di una, all’importo lordo e netto, e alla descrizione della prestazione lavorativa, è necessario inserire i dati personali.

È importante allora avere sottomano tutte queste informazioni, incluso il Codice Fiscale, quella stringa alfanumerica riportata sulla Tessera Sanitaria, quale identificativo univoco della persona.

A volte, però, specie quando magari viene richiesto dal committente di compilare la ricevuta urgentemente, potrebbe succedere di non averlo sottomano, perché magari si è dimenticata la tessera a casa o semplicemente non la si trova.

Come agire in questi casi? In queste circostanze può tornare utile sapere che esistono servizi di calcolo gratuiti del codice fiscale, molti dei quali disponibili anche online.

Utilizzarli è piuttosto semplice, perché basta inserire i propri dati personali, quali nome, cognome, data e luogo di nascita, per visualizzare immediatamente il proprio codice fiscale.

Tra i sistemi di calcolo codice fiscale online punto di riferimento per molti utenti si afferma CodiceFiscale.com, una piattaforma pratica e intuitiva, capace di restituire in tempo reale il codice richiesto, in modo puntuale e preciso.

Sfruttare questi servizi senza dubbio può offrire un assist in più nei momenti in cui si ha necessità.