“Non ci stancheremo mai di ripetere in tutte le sedi opportune, che l’attività antimafia si fa con i fatti e non solo con le parole, per tale ragione non possiamo esimerci dall’esternare il nostro plauso ai colleghi delle Questure di Palermo e di Agrigento che hanno effettuato l’operazione congiuntamente allo SCO e al Sisco, Sezione Investigative del Servizio Centrale Operativo. L’operazione di Polizia Giudiziaria, con l’emissione di ben 5 custodie cautelari, ha fatto luce sul controllo e la gestione illecita delle attività agro-pastorali nei paesi di Santa Margherita del Belice, Montevago e Sambuca di Sicilia fino a Contessa Entellina (Palermo), segno inequivocabile della presenza delle istituzioni.La mafia rurale è sempre apparsa la più insidiosa e pericolosa, ma tutto si può sconfiggere, specialmente se c’è collaborazione da parte di chi è vittima delle minacce di questi soggetti, paragonabili a parassiti della società produttiva ed onesta di questa terra. La Polizia di Stato è al servizio della gente h. 24, con interventi mirati rispetto alla gravità delle denunce che i cittadino sentono di voler rappresentare.Nel 2024 nessuno deve subire l’aggressione mafiosa, la compiacenza è complicità, l’omertà è complicità, occorre reagire con fermezza perché lo Stato c’è.La Polizia di Stato non ha mai abbassato la guardia nei confronti del crimine, sia esso organizzato che comune, la gente deve fidarsi delle istituzioni e collaborare, nessuno deve voltarsi dall’altra parte facendo finta di non sentire e di non vedere, ognuno di Noi ha l’obbligo civile e morale di fare la propria parte deve sentire forte in se l’obbligo di denunciare i criminali, e s ele condizioni non lo permettono, anche in forma anonima, tutto può servire per aiutare l’azione costante delle forze di Polizia.” Questa la nota del segretario generale del sindacato Mp, Antonino Alletto.
Le indagini, condotte dallo SCO, dalla SISCO di Palermo e dalle Squadre Mobili di Agrigento e Palermo hanno permesso di ipotizzare il pervasivo controllo e la gestione illecita delle attività agro-pastorali sul territorio girgentano di Santa Margherita del Belice, Montevago e Sambuca di Sicilia fino al confine con Contessa Entellina (PA).
Gli indagati, avvalendosi della indiscussa forza intimidatoria derivante dall’essere riconosciuti quali esponenti di vertice del mandamento mafioso di Santa Margherita di Belice, avrebbero attuato un incisivo controllo sull’economica agro-pastorale dell’area nonché sul connesso utilizzo dei fondi agricoli dell’entroterra belicino.
In particolare, sono stati registrati diversi episodi in cui gli indagati, avvalendosi del metodo mafioso, avrebbero costretto i proprietari ed i gestori dei terreni agricoli a cedere la disponibilità di ampie aree di terreno da adibire al pascolo abusivo del bestiame, imponendo il pagamento di canoni irrisori che, in taluni casi, non sarebbero stati nemmeno corrisposti.
Il controllo dei terreni agricoli si sarebbe tradotto, in taluni casi, anche in un divieto di esercitare attività agricole collaterali che alterassero il libero pascolo delle greggi, così imponendo di fatto uno stringente predominio su beni immobili altrui, anche funzionale alla massimizzazione dei profitti derivanti dalla produzione lattiero- casearia.
In tale ambito, è stata talvolta registrata anche l’assenza di minacce esplicite, potendo gli indagati imporre la propria volontà facendo ricorso ad atteggiamenti intimidatori silenti, ai quali ha fatto eco la capacità di assoggettamento derivante dal loro riconosciuto ruolo criminale nonché i molteplici episodi di danneggiamento (incendio, taglio delle colture e furti di bestiame) – consumati da ignoti – subiti negli anni proprio dai proprietari che avevano deciso, invece, di adibire i terreni a coltivazioni che avrebbero limitato il pascolo delle greggi.
In tale contesto di criminalità rurale, le indagini si sono avvalse anche del contributo dichiarativo di alcune vittime che si sono opposte al “sistema di controllo” del settore, facendo venire in rilievo anche taluni episodi in cui, all’esito della trebbiatura operata dai proprietari, le derrate sarebbero state indebitamente acquisite ed imballate dagli indagati, senza versare alcun corrispettivo.
Lo spessore dei soggetti coinvolti nelle investigazioni ha peraltro evidenziato anche momenti di tensione interna legati al tentativo di alterare gli equilibri del “cartello” stesso; contrasti sempre appianati in una logica di convenienza e di reciproca tutela dei meccanismi di controllo del territorio.
L’odierno provvedimento, emesso dal G.I.P. di Palermo si basa sui gravi indizi di colpevolezza e su un quadro indiziario emerso nel corso delle indagini, significando che le piene responsabilità penali per i fatti indicati saranno accertati in sede di giudizio.












