Per quasi 30 anni ha goduto della fiducia della Curia arcivescovile di Monreale, che gli ha sempre rinnovato l’incarico di responsabile e custode del magazzino degli oggetti sacri. Una fiducia che si è rivelata mal riposta, come emerso dalla condanna in primo grado a un anno e 8 mesi di reclusione inflitta a un 63enne.

Come riportato dal Giornale di Sicilia, secondo quanto ricostruito nel processo celebrato presso il Tribunale di Palermo, l’uomo avrebbe trafugato dal museo diocesano monrealese diversi oggetti di grande valore, per un bottino stimato in oltre mezzo milione di euro. Tra questi, due preziose corone d’oro di proprietà della confraternita della Chiesa del Santissimo Rosario di Monreale, che nel 2011 erano state trasferite proprio nel museo di cui deteneva le chiavi. Insieme alle corone sarebbero spariti anche numerosi ex voto, altre corone, croci e pettorali in oro risalenti dal XII al XX secolo.


La scoperta del furto durante una notte bianca
Il furto risale al 2016 ma è stato scoperto solo nel settembre 2019, quando durante una notte bianca l’organizzatore dell’evento, ha notato delle incongruenze tra gli oggetti esposti nel museo e quelli che avrebbero dovuto trovarsi lì. In particolare le corone d’oro e le pietre preziose sembravano essere copie molto fedeli agli originali. Insospettito ha segnalato i suoi dubbi all’arciprete del Duomo di Monreale che ha subito incaricato l’argentiere di esaminare gli oggetti.

La conferma del furto e la sentenza
L’esperto ha confermato i sospetti, rivelando che era stato proprio il custode, dietro compenso di 10.000 euro, a commissionargli la realizzazione di copie perfette con la scusa di dover sostituire temporaneamente gli originali. Una versione dei fatti smentita con fermezza dall’imputato ma ritenuta del tutto credibile dal giudice Giangaspare Camerini, che nelle motivazioni della sentenza ha bollato come “fantasiose” le giustificazioni fornite.

Ricorso in appello
Oltre alla condanna, l’ex custode è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite, difese dall’avvocato Nicola Nocera. Il legale , l’avvocato Angelo Formuso, ha già annunciato ricorso in Appello per ribaltare l’esito di questa sentenza, ritenuta ingiusta dal suo assistito, che si è sempre dichiarato estraneo alle accuse.