Ancora una volta il settore del turismo è sotto attacco: nuova stretta sulla cedolare secca e modifiche alla tassa di soggiorno.
È così che si rischia di soffocare uno dei veri pilastri dell’economia italiana.
L’ultima Legge di Bilancio 2026 “ha l’onore” di mettere nuovamente nel mirino un comparto che, dati alla mano, tiene in piedi l’Italia: il Turismo.
Parliamo di numeri inconfutabili. Nel 2025 il turismo ha registrato un apporto al PIL nazionale stimato in circa 240 miliardi di euro (pari al 13-14% del totale), secondo ENIT. Un valore che non trova paragoni in altri settori. Basta confrontare questo dato con l’agricoltura, che, pur fondamentale per l’autosufficienza alimentare, porta appena 8 miliardi di euro al PIL, cioè circa lo 0,34% del totale (fonte TradingEconomics). Un rapporto di 30 a 1, impossibile da ignorare.
Ma la ricchezza creata non si ferma qui. Il turismo significa anche lavoro: 3.200.000 posti generati dal comparto, secondo ENIT, contro meno di 1.000.000 in agricoltura (fonte ISTAT). Ogni euro speso nel turismo si trasforma in 2,5 euro di valore complessivo, grazie all’effetto moltiplicatore su ospitalità, trasporti, ristorazione, servizi.
E nonostante questa valanga di valore tangibile, la reazione dello Stato è una sola: caricare il settore di nuove tasse e regole. L’ultima, in ordine di tempo, nella bozza della Legge di Bilancio 2026 (art 7). Per cui chi affitta case turistiche si ritroverà l’imposizione secca al 26%, calcolata sul lordo, senza possibilità di dedurre i costi di piattaforme come Booking, che già trattengono mediamente oltre il 20%. Considerando le trattenute statali, locali, e ulteriori oneri, il settore arriva a vedere quasi il 60% dei ricavi polverizzato in tasse e balzelli, soffocando la voglia di lavorare, investire e crescere.
Non è tutto: un nuovo prelievo sulla tassa di soggiorno (art. 122) riverserà direttamente allo Stato centrale almeno il 30% degli importi, incentivando i comuni ad alzarla ancora, per rimpinguare bilanci poco accorti. È una logica miope che colpisce proprio chi sostiene la crescita del Paese.
Questa è una pressione insopportabile, specialmente per il settore extra-alberghiero: quasi 250.000 strutture, il 70% dell’offerta nazionale, con oltre 3,2 milioni di posti letto. Un motore che ha favorito un incremento dei flussi turistici del +6% annuo e ha consentito a interi territori di restare vivi e competitivi.
Ma la frammentazione del settore extra-alberghiero è una vera debolezza. In Italia ci sono quasi 250.000 strutture, con oltre 3,2 milioni di posti letto, che rappresentano il 70% dell’offerta turistica e crescono di anno in anno. Eppure, manca ancora una voce unitaria e forte che si faccia sentire nelle stanze dove si decide. Questo rende il comparto più vulnerabile alle scelte imposte dall’alto e meno capace di difendere i propri interessi legittimi.
In questo quadro, il Forum si propone di costruire – dal basso – un coordinamento regionale e nazionale, perché la nostra forza possa trovare voce e rappresentanza vera. Primi contatti ci sono con organizzazioni in Sicilia. Ed attiveremo contatti con il resto della Nazione. Non sarà facile perché l’unione fa la forza ma non è facile metterla assieme. Ma non è accettabile che un settore che produce ricchezza, occupazione reale e sviluppo venga sacrificato per coprire le falle di una spesa pubblica senza freni.
Questa battaglia riguarda tutti: difendiamo i numeri, i posti di lavoro, il nostro territorio e il futuro dell’Italia.
Dott. Maurizio La Micela, presidente












