
Uno strano modo di perseguire l’interesse pubblico quello dell’Amministrazione Dalacchi che approva un progetto di demolizione e ricostruzione di un immobile, costruito oltre 40 anni fa, destinato ad asilo nido, e mai entrato in funzione, senza riportare alcuna analisi sociale e alcuna motivazione sull’attuale interesse pubblico concreto all’espletamento del servizio.
Un’amministrazione che opera secondo i principi di buona amministrazione, prima di sperperare i soldi pubblici, perchè anche se sono risorse del PNRR sono soldi che l’Italia dovrà restituire all’Unione Europea e quindi denaro di tutti gli italiani, deve analizzare e portare a conoscenza della collettività, innanzitutto, i motivi che hanno impedito al comune di Naro di attivare, fino ad oggi, il servizio pubblico dell’esistente asilo nido di Viale Umberto 1, che l’Amministrazione Dalacchi ha deciso ingiustificatamente di demolire e ricostruire. In nessun provvedimento adottato dalla giunta municipale sono citate le cause del mancato funzionamento dell’asilo nido e il superamento delle stesse.
La breve esperienza di esternalizzazione del servizio di asilo nido, avutasi dal 2011 al 2013, che oggi si vuole demolire e ricostruire, è cessata proprio per mancanza di domanda da parte delle famiglie, nonostante il servizio fosse rivolto ad un numero più elevato di bambini, comprendente la fascia di età da 0 a 3 anni, rispetto a quanto previsto oggi dall’Avviso pubblico ministeriale (n. 0041142 del 17 marzo 2025) che limita, invece, la fruizione ai bambini da 0 a 2 anni.
Un’Amministrazione attenta ai criteri di buona amministrazione, avrebbe dovuto chiedersi, stante che il comune di Naro si trova in stato di dissesto finanziario dal 2022, se l’Ente, una volta costruita la struttura, ha le risorse finanziarie per affrontare i costi di gestione del servizio (personale assistente e ausiliario, costi dei servizi a rete luce, acqua, gas, riscaldamento e condizionamento). Infatti, questi oneri finanziari non sono per nulla compatibili con la salvaguardia degli equilibri di bilancio. Ed in caso di esternalizzazione del servizio, le famiglie dovrebbero sopportare il costo del servizio che -ove erogato a regola d’arte- si aggirerebbe intorno a 400/500 euro al mese. Inoltre, è evidente che in una società costituita prevalentemente da anziani, prettamente agricola e con famiglie monoreddito, nei piccoli comuni siciliani come Naro, si preferisce affidare i bambini ai nonni o altri familiari anziché pagare 400/550 euro al mese.
Invece, l’Amministrazione comunale, pur in mancanza di una dimostrazione di un interesse pubblico concreto del servizio di asilo nido, sta portando avanti l’iniziativa sconsiderata di demolire e ricostruire la stessa struttura immobiliare adibita ad asilo nido, nonostante non abbia mai funzionato, un’iniziativa che rappresenta l’esempio emblematico di spreco di denaro pubblico e l’assenza di una cultura del buon utilizzo del denaro pubblico.
D’altra parte, l’iniziativa svilisce le funzioni istituzionali del consiglio comunale che, pur avendo competenza a dettare l’indirizzo strategico dello sviluppo socio economico del territorio, viene investito del problema a decisione consolidata, relegato a mero ratificatore di valutazioni già prese dalla Giunta municipale. Sarebbe stato più rispettoso del ruolo del Consiglio comunale portare a conoscenza di quest’Organo l’iniziativa dell’Amministrazione comunale prima di avviare il procedimento amministrativo.
Un’altra stranezza che emerge dalla lettura di tutti gli atti amministrativi fin qui adottati dalla Giunta municipale è che non viene mai citato il nome del professionista che ha redatto il progetto esecutivo, quasi che detto documento si sia materializzato per magia, né indicato il provvedimento e la data di conferimento dell’incarico, né all’interno dell’Amministrazione né ad un professionista esterno.
Una vicenda quella della demolizione e ricostruzione dell’asilo del comune di Naro, costruito oltre 40 anni fa e mai entrato in funzione, che genera molte domande e suscita parecchi dubbi.
Sindaco Dalacchi, chi e quando ha redatto il progetto esecutivo dell’asilo nido? A chi giova la demolizione e ricostruzione della stessa struttura in mancanza di una comprovata dimostrazione dell’interesse pubblico concreto? Di chi sono le mani sulla città?


















