Colpire un poliziotto nell’esercizio del proprio dovere dovrebbe
significare, per uno Stato democratico, una aggressione diretta al cuore
della democrazia. Le immagini circolate ieri sera, accadute a Torino, dove
un poliziotto viene aggredito da un consistente numero di antagonisti pro
askatasuna , inveendo a colpi di martellate, calci e pugni, hanno generato
inevitabilmente impotenza,rabbia e dolore in tutti noi. Vedere quel giovane
collega in divisa massacrato di botte con armi bianche, calci, pugni con
una violenza inaudita, ha generato un sentimento orribile di impotenza che
ha prodotto indignazione in tutto il paese da parte della gente perbene.
Abbiamo sentito quei colpi inferti sul collega oramai esanime ed indifeso
come se fossero stati vibrati sul nostro corpo. Atti del genere ci fanno
comprendere come poco adeguati siano gli strumenti in dotazione delle forze
di polizia adottate nei servizi di ordine pubblico utilizzati nei confronti
di veri e propri criminali travestiti da manifestanti del libero pensiero,
occorre invertire questo pericoloso sentimento di onnipotenza. la
solidarietà di chi ci vuole bene e comprende il nostro ruolo ci da senza
alcun dubbio la forza di proseguire nella lotta contro il male in ogni sua
forma e rappresentazione. La buona volontà, la dedizione, la serietà e
l’indiscutibile professionalità non bastano più a fermare questi balordi
convinti della loro impunità. Ormai non ci é permesso di reagire in alcun
modo quando tentano di ucciderci. Nel migliore dei casi veniamo sospesi o
indagati e il peso del disagio personale ricade pesantemente sulla vita di
ogni singolo operatore di polizia che ha fatto solo il proprio dovere. Non
riusciamo più a comprendere quale sia il modo giusto per arginare il crimine
e la violenza senza che le colpe, puntualmente ricadano su di noi.

UNA FORZA DI POLIZIA SENZA STRUMENTI ADEGUATI E UNA POLIZIA CON LE MANETTE
AI POLSI.


Roma, 1 Febbraio 2026

LA SEGRETERIA NAZIONALE