Una mareggiata violenta può distruggere ma talvolta sa anche rivelare. È quanto accaduto lungo la costa orientale della Tunisia, dove il passaggio del ciclone mediterraneo Harry ha lasciato dietro di sé non solo allagamenti e danni ma anche una scoperta che riporta lo sguardo indietro di quasi duemila anni.
La tempesta che ha cambiato il profilo della costa
Tra la notte di lunedì e la giornata di martedì 20 gennaio, il ciclone Harry ha attraversato la Tunisia con venti intensi e un’anomala pressione atmosferica. L’effetto più evidente si è registrato lungo la penisola di Cap Bon, dove l’innalzamento improvviso del livello del mare ha spinto l’acqua per metri all’interno, erodendo le spiagge e spostando grandi quantità di sedimenti.
Quando il mare si è ritirato, alcune porzioni del litorale sono apparse letteralmente scorticate. Sulla spiaggia di Sidi Mahrsi, a Nabeul, residenti e passanti hanno iniziato a notare elementi insoliti: colonne, blocchi di pietra lavorata, frammenti murari che non sembravano avere nulla di moderno.
Le immagini sui social e l’ipotesi Néapolis
Video e fotografie hanno iniziato a circolare rapidamente online, alimentando interrogativi e suggestioni. Quelle strutture, emerse dalla sabbia dopo la mareggiata, ricordano da vicino elementi architettonici antichi. Da qui il collegamento con Néapolis, centro punico e poi romano che sorgeva proprio in quest’area costiera.
Le fonti storiche e archeologiche descrivono Néapolis come una città prospera, nota in particolare per la produzione del garum, la salsa di pesce esportata in tutto il Mediterraneo romano. Parte dell’abitato, con strade, impianti termali e aree produttive, scomparve in epoca antica sotto il livello del mare, probabilmente a causa di eventi sismici e maremoti.
Le verifiche ufficiali sul campo
Di fronte all’attenzione crescente, le autorità tunisine sono intervenute. Il ministero degli Affari culturali ha inviato una squadra scientifica sul sito di Nabeul e nelle aree limitrofe per documentare quanto riemerso e valutare lo stato di conservazione delle strutture.
Il direttore del dipartimento di archeologia subacquea, Ahmed Gaddoum, ha richiamato alla prudenza. Le condizioni meteo restano instabili, con mare agitato e visibilità ridotta, fattori che rendono complesse le operazioni di rilievo. Sarà necessario tornare sul posto quando la situazione si sarà normalizzata, per ottenere dati più affidabili e un quadro scientifico completo.
Non solo Nabeul: l’impatto su altri siti
Gli effetti della mareggiata non si limitano a Cap Bon. Nel governatorato di Mahdia, squadre dell’ispezione regionale del patrimonio del Sahel hanno avviato sopralluoghi in diversi siti costieri, tra cui Borj Erras e Salakta, per valutare eventuali danni e predisporre le prime misure di messa in sicurezza.
Il caso di Nabeul, però, concentra l’attenzione per il suo valore simbolico. Le autorità sottolineano che, allo stato attuale, l’attribuzione dei reperti a Néapolis non risulta ancora confermata in via ufficiale. Servono analisi stratigrafiche, rilievi dettagliati e confronti con i dati delle precedenti missioni archeologiche.
Un patrimonio esposto al rischio del mare
Gli studiosi ricordano che i siti costieri del Mediterraneo restano particolarmente vulnerabili. L’erosione marina, accentuata da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, continua a modificare il profilo delle coste e a minacciare aree archeologiche sommerse o semi-sommerse.
In questo contesto si inserisce anche un progetto di sistemazione del litorale di Nabeul, previsto sotto la supervisione del ministero tunisino dell’Ambiente, con l’obiettivo di proteggere sia le infrastrutture moderne sia un patrimonio storico che il mare, a tratti, restituisce e subito dopo rimette in pericolo.












