Domani, venerdì 20 marzo alle 16:30, nella suggestiva cornice della Chiesa Santa Caterina, si alzerà un velo su una verità che troppo spesso resta nascosta. Si inaugura “I GRANT YOU REFUGE – Ti concedo rifugio”, la mostra fotografica collettiva curata da Paolo Patruno che porta a Naro gli scatti crudi e potentissimi di sei fotoreporter palestinesi sopravvissuti all’inferno di Gaza: Jehad Al-Sharafi, Mahdy Zourob, Mohammed Hajjar, Omar Ashtawy, Saeed Mohammed Jaras e Shadi Al-Tabatibi.
Sull’immagine che campeggia nel manifesto c’è lei: una bambina dal viso tumefatto, la testa ricucita con punti che sembrano fili di dolore puro, un occhio chiuso e l’altro che fissa l’obiettivo con una dignità spezzata ma indomabile. È Sila, 10 anni, ferita da un bombardamento. Quella foto non è “informazione”. È un urlo che ti entra nelle ossa. È il volto di migliaia di bambini che non hanno più un tetto, una scuola, un’infanzia.
La mostra – aperta dal 20 marzo al 6 aprile, da lunedì a sabato ore 15:30-18:30 (chiusa domenica) – non è una semplice esposizione. È un atto di resistenza. È un omaggio allo spirito indomabile di un popolo che continua a vivere, amare, giocare, pregare e sperare tra le macerie. I fotografi di Gaza non scattano da lontano: vivono sulla linea del fuoco. Ogni click potrebbe essere l’ultimo. Documentano case ridotte a polvere, madri che urlano stringendo corpi senza vita, bambini che costruiscono altalene con i detriti, insegnanti che aprono “classi” dentro tende piantate sui resti della propria casa, spose che posano con l’abito bianco tra rovine annerite.
Shadi Al-Tabatibi, uno dei fotografi, lo ha detto con parole che bruciano: «Essere palestinesi è una storia intrecciata di resilienza, dolore e speranza. Ogni fotogramma porta il peso di una nazione che lotta per la giustizia. Non scattiamo solo foto: le viviamo. Ogni immagine è un battito cardiaco, ogni clic potrebbe essere l’ultimo… ma continuiamo perché le nostre storie contano».
Il titolo della mostra è preso da una poesia scritta il 10 ottobre 2023 da Hiba Abu Nada, poetessa, romanziera e maestra di 32 anni, uccisa dieci giorni dopo nella sua casa nel sud di Gaza da un raid israeliano. La poesia si intitola proprio “I grant you refuge” e concede rifugio ai piccoli che con il sorriso deviano i razzi, alle madri le cui lacrime diventano colombe che seguono le bare, ai padri che tengono in piedi la casa dopo le bombe. Hiba è morta, ma le sue parole – e queste foto – continuano a concedere rifugio a chi vuole ancora vedere.
Questa mostra itinerante ha già commosso Firenze, Castellanza, Reggio Emilia, Bologna, Canicattì, Siracusa, Teramo. A Naro arriva grazie alla tenacia dell’Assessore alla Cultura Piera Pacinella, del prof. Salvatore Trupia dell’IISS Galilei – sede di Naro, del Priore Don Giuseppe Scozzari che ha aperto le porte della chiesa, e del comitato Agrigento per la Palestina. Gli studenti saranno coinvolti perché la fotografia diventi strumento di coscienza critica.
Perché questa mostra fa male? Perché spezza il silenzio assordante di tanti media occidentali. Perché mostra che a Gaza non c’è solo morte: c’è vita che si ostina a fiorire. C’è un popolo che non si arrende. C’è una verità che non può più essere nascosta.
Domani, alle 17:00, nella Chiesa Santa Caterina di Naro, non entrerete solo in un luogo sacro di pietra. Entrerete in un luogo sacro di umanità. Uscirete diversi. Con gli occhi che bruciano. Con il cuore che non potrà più fingere di non sapere.
Portate i vostri figli. Portate i vostri dubbi. Portate il vostro silenzio. E lasciatelo lì, davanti a quegli sguardi. Perché queste foto non chiedono pietà. Chiedono giustizia. Chiedono di non voltarsi dall’altra parte.
“Ti concedo rifugio” non è solo il titolo di una mostra.
È la promessa che Gaza fa al mondo: noi siamo ancora qui.
E domani, a Naro, il mondo sarà chiamato a rispondere: “Ti vedo. Ti ascolto. Non ti dimentico”.
Venite. È un dovere. È un onore. È un atto d’amore verso l’umanità che ancora ci resta.