È scattato a mezzanotte tra lunedì 13 e martedì 14 aprile 2026 il fermo di cinque giorni proclamato dal Comitato Trasportatori Siciliani contro il caro-gasolio e l’aumento dei costi di imbarco sui traghetti. Lo stop, che durerà fino alle 24:00 di sabato 18 aprile, sta paralizzando il sistema logistico dell’isola, con particolare impatto sui porti commerciali.
Adesione altissima (intorno al 90% secondo i promotori) e blocco delle operazioni di carico e scarico dei semirimorchi nei principali scali siciliani. L’obiettivo dichiarato è far sentire il peso della protesta sulla grande distribuzione organizzata, creando un effetto immediato sugli scaffali dei supermercati.
Già scarseggiano i carburanti in provincia di Agrigento
Nella provincia di Agrigento le prime conseguenze si fanno già sentire. Diversi distributori di carburante stanno registrando scorte limitate e in alcune zone periferiche si segnalano difficoltà nel rifornimento di gasolio. La situazione è monitorata con preoccupazione dalle associazioni di categoria e dalle forze dell’ordine, poiché il blocco dei tir impedisce l’arrivo regolare dei mezzi che trasportano il carburante dalle raffinerie e dai depositi.
Rischio concreto per gli approvvigionamenti alimentari
L’allarme più grave riguarda la filiera alimentare. La Sicilia dipende quasi interamente dal trasporto su gomma per rifornire supermercati, negozi e mercati. Con i tir fermi nei porti e nei piazzali, il rischio di scaffali vuoti nei reparti di prodotti freschi e deperibili diventa concreto già nei prossimi giorni.
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha già convocato un tavolo urgente con i rappresentanti degli autotrasportatori per cercare una mediazione. Nel frattempo, il Comitato Trasportatori Siciliani ribadisce: «Senza impegni formali dal Governo non riforniremo la grande distribuzione».
Il fermo non prevede blocchi stradali o autostradali, ma solo la sospensione delle attività portuali e logistiche, una scelta strategica per massimizzare l’impatto senza creare disagi eccessivi alla circolazione.
La protesta nasce dall’impennata del prezzo del gasolio (aggravata dalla crisi in Medio Oriente e dalle normative europee ETS) e dal contemporaneo aumento delle tariffe di traghettamento, che rendono insostenibili i costi per le imprese siciliane, penalizzate dalla condizione di insularità.
La situazione resta in evoluzione. Le prossime ore saranno decisive per capire se il dialogo con il Governo nazionale e regionale potrà portare a una soluzione prima della fine del fermo previsto per il 18 aprile. I











