Gli autotrasportatori di acqua potabile della provincia di Agrigento rompono il silenzio e, con un comunicato congiunto, intervengono su una vicenda che coinvolge direttamente il servizio idrico in diversi comuni del territorio.

Al centro della questione, la gestione del trasporto tramite autobotti convenzionate e le incertezze legate alla scadenza della convenzione con AICA, prevista per il 9 maggio 2026.


“Le imprese firmatarie, che sono di Canicattì, Agrigento, Villaseta, Villaggio Mosé, Porto Empedocle, Realmonte,
Siculiana, Favara, Ravanusa, Sciacca, Licata, rivendicano il ruolo svolto negli anni a supporto del servizio idrico locale”. Un’attività definita “fondamentale” soprattutto nei momenti di emergenza, quando la rete idrica non era in grado di garantire la regolare distribuzione dell’acqua. In queste circostanze, spiegano, il servizio di trasporto ha permesso di assicurare un bene primario a famiglie, attività commerciali, scuole e strutture sanitarie.

Nel comunicato viene sottolineato come gli autotrasportatori abbiano operato anche in collaborazione con enti pubblici, Protezione Civile e Vigili del Fuoco, intervenendo nelle situazioni più critiche. Non sono mancati, tuttavia, i disagi: tra questi, “i ritardi nei pagamenti e i crediti mai riscossi, in particolare durante la precedente gestione di Girgenti Acque, che — affermano — ha lasciato insoluti per decine di migliaia di euro”.

Nonostante le difficoltà, gli operatori spiegano di aver mantenuto finora un atteggiamento prudente, evitando prese di posizione pubbliche per non aggravare una situazione già delicata. Una scelta dettata dalla speranza di ottenere chiarimenti e garanzie sul futuro del servizio.

Le preoccupazioni aumentano però in vista della scadenza imminente della convenzione con AICA. Secondo quanto riferito, una comunicazione via email avrebbe informato che, a partire dal 9 maggio, l’accesso ai punti di carico sarà consentito solo a chi aderirà a un nuovo elenco aperto per autotrasportatori. Tuttavia, denunciano, “non sono state ancora rese note le condizioni economiche e contrattuali per svolgere il servizio”.

A generare ulteriore allarme sono le notizie circolate negli ultimi giorni, secondo cui il nuovo sistema potrebbe modificare radicalmente il rapporto di lavoro, trasformando di fatto gli autotrasportatori da lavoratori autonomi a soggetti assimilabili a dipendenti di AICA, senza però il riconoscimento delle relative tutele.

Una prospettiva che i firmatari respingono con fermezza: “Non siamo dipendenti AICA — ribadiscono — e, come ogni lavoratore autonomo, abbiamo il diritto di conoscere a quali condizioni poter aderire un contratto con AICA, fino al punto di decidere liberamente; ed in tale autonomia e libertà valutare se dovesse risultare antieconomico di non aderire ad alcun contratto, anche al costo di cessare la nostra attività di autotrasportatori”.

Gli autobottisti chiedono quindi trasparenza, rispetto e chiarezza, sottolineando che la decisione finale dipenderà dalla sostenibilità economica delle eventuali nuove condizioni. In mancanza di garanzie adeguate, non escludono di rinunciare al servizio, fino alla cessazione dell’attività.

Dopo il sindaco Vincenzo Corbo che ha chiesto una riunione urgente all’Ati anche i capigruppo consiliari del comune di Canicattì prendono le distanze dalle nuove modalità che Aica intende introdurre per il trasporto di acqua tramite autobotti a partire dal prossimo 9 maggio. “Le modalità rinnovate di erogazione del servizio di approvvigionamento mediante autobotti, la cui decorrenza è stata unilateralmente individuata nella data del 9 maggio 2026, si configurano, -scrive il presidente del consiglio comunale Mimmo Licata- quali elementi di marcata discontinuità rispetto agli impegni previamente assunti nell’ambito dei tavoli tecnici, determinando un ulteriore aggravamento di un contesto già connotato da significative criticità di natura strutturale e gestionale. Nel merito, si rileva preliminarmente una sostanziale elusione degli accordi precedentemente condivisi, definiti al fine di garantire certezza nei tempi di intervento e uniformità delle modalità operative. Tali intese – aggiunge- risultano oggi superate in assenza di qualsivoglia preventiva interlocuzione con l’Amministrazione comunale e con il Consiglio Comunale di Canicattì, in evidente disallineamento rispetto ai principi di leale collaborazione, coordinamento e reciproco coinvolgimento istituzionale. Sotto il profilo operativo, la decisione di accentrare le richieste esclusivamente attraverso i canali AICA, eliminando il rapporto diretto tra utenza e operatori delle autobotti, appare suscettibile di determinare un significativo rallentamento nei tempi di erogazione del servizio. Tale elemento assume particolare rilevanza in un contesto territoriale in cui la distribuzione idrica avviene, nella migliore delle ipotesi, con cadenza settimanale, e in una fase stagionale caratterizzata da un prevedibile incremento della domanda. Permangono, altresì, rilevanti profili di criticità in ordine alle ricadute tariffarie e sociali connesse alle nuove modalità di contabilizzazione del servizio, che prevedono il superamento dei pagamenti diretti e l’introduzione di sistemi di addebito in bolletta differenziati tra utenze servite e non servite da rete. Tali innovazioni incidono sensibilmente sui livelli tariffari e sugli standard qualitativi, in assenza di una compiuta verifica della loro coerenza con il quadro regolatorio vigente, comprensivo degli atti di governo dell’Ambito, del contratto di servizio e della Carta dei servizi. Particolare preoccupazione suscita l’impatto potenziale sulle fasce maggiormente vulnerabili della popolazione, quali anziani e residenti nelle aree non servite dalla rete idrica, per i quali l’accesso all’acqua costituisce diritto fondamentale e inderogabile. Si evidenzia, infine, un significativo deficit sotto il profilo della trasparenza e del coinvolgimento istituzionale, atteso che le modifiche in esame sono state comunicate in assenza di un preventivo confronto con l’Ente comunale, nonostante le rilevanti implicazioni sulla quotidianità della comunità amministrata. Alla luce delle considerazioni sopra esposte, si formulano le seguenti richieste, da ritenersi urgenti e non differibili: la sospensione immediata dell’efficacia delle disposizioni previste a decorrere dal 9 maggio 2026; la convocazione, con carattere d’urgenza, di un tavolo istituzionale con AICA e ATI Agrigento, finalizzato a un’analisi puntuale delle misure adottate, alla valutazione delle relative ricadute economiche e sociali e all’eventuale introduzione dei necessari correttivi; l’istituzione di un meccanismo strutturato di informazione preventiva e confronto istituzionale in relazione a ogni futura modifica del servizio; il pieno e puntuale rispetto degli impegni già assunti, con particolare riguardo alla tempestività del servizio autobotti e alla tutela delle fasce maggiormente esposte della popolazione. Non può in alcun modo ritenersi ammissibile- conclude Licata- che, in prossimità della stagione estiva, si determinino condizioni tali da compromettere l’effettivo esercizio del diritto primario all’acqua per una quota significativa di cittadini, ivi inclusi coloro che risiedono, stabilmente o stagionalmente, nelle aree extraurbane. Nel ribadire che le determinazioni adottate, per modalità e tempistiche, appaiono potenzialmente lesive degli interessi della collettività, si rappresenta sin d’ora la volontà di attivare ogni iniziativa ritenuta opportuna e legittima a tutela della comunità locale e del corretto perseguimento dell’interesse pubblico.