Non è una storia di guareschiana memoria, con don Camillo e Peppone. E’ il racconto – successo a Campobello di Licata – di un prete, don Marco, ‘’diffamato’’ sui social da un hater (‘odiatore’), con tanto di denuncia penale – obtorto collo – presentata dal parroco ai Carabinieri della locale stazione.
E’ notorio che i social sono piattaforme molto utili alla collettività, ma, a volte, insidiose. Gira sui social, in questi giorni, un video, ritenuto provocatorio e diffamatorio, che ha nel mirino l’Unità pastorale “”Sacra Famiglia””, raggruppamento delle chiese parrocchiali di San Giuseppe e Gesù Maria. Il prete, originario di Licata, ma che da quasi 8 mesi “”cura”” le anime di questa Unità pastorale (l’altra in paese è “”Maria, Madre della Chiesa””) , dopo essere stato per 9 anni parroco di una chiesa a Favara, ha voluto informare i fedeli, durante la liturgia eucaristica, della presentazione della querela, non precisando, però, le generalità dell’autore del video (“”video firmato””, ha detto. Ma la firma è vera?) e il fatto diffamante reso pubblico nel video stesso. Don Marco non ha detto altro. Trapela, tuttavia, qualche indiscrezione: si sa che il “”diffamatore “” avrebbe offeso le due comunità cattoliche “”unitarie”” (cioè le due parrocchie indicate), forse anche il presbite stesso e l’altro parroco, padre Agostino. Il presbitero ha esortato – dolcemente, ma con determinazione -, i fedeli “” a non condividere il video””, altrimenti “”non distribuirà l’Eucarestia a chi lo farà””. A questo punto, saranno i militari dell’Arma, coordinati dal maresciallo Luciano Ruggeri, ad avviare le indagini, verificare l’autenticità delle generalità del firmatario del video e scoprire il movente che lo ha indotto a diffondere il video.
Giovanni Blanda
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