Tra le principali attività industriali e commerciali della Città di Canicattì abbiamo già ricordato i molini e pastifici, la fabbrica del ghiaccio, i laterizi, le saponerie, la fabbrica di calce idraulica, le fabbriche di fiammiferi in legno, le segherie meccaniche, le officine meccaniche e le fonderie, i laboratori artigianali per la realizzazione di sedie, scarpe e coltelli.
Pochi però sanno che a Canicattì operò, negli anni Venti del Novecento, la CICLO GUADAGNINO, un’officina per la costruzione di telai di biciclette, grazie alla quale nacquero ed ebbero grande successo, anche nei comuni vicini, le prime gare a circuito.
Il fondatore, Salvatore Guadagnino, era nato a Canicattì nel 1896 ed apparteneva ad una famiglia dedita da tempo all’artigianato del ferro. Nel 1922 Salvatore, con coraggioso spirito di iniziativa, chiese ed ottenne un mutuo per aprire un’officina per la costruzione di telai di biciclette: la 28 per uomini, la 26 per donne, la 24 per ragazzi e, più avanti, una 14 per bambini. Uno dei primi esemplari di bici per bambini fu destinato da Salvatore proprio al figlio Luigi.
Era una vera novità per Canicattì ed il suo hinterland. L’officina fu allocata al piano terra dell’abitazione dei Guadagnino, sita all’angolo tra il viale Regina Margherita e l’attuale via Garilli. Il magazzino era dotato, oltre che della porta d’ingresso, di una saracinesca utilizzata per l’esposizione delle biciclette. Come spesso accade a Canicattì, l’iniziativa fu subito imitata da altri: nel nostro caso furono proprio alcuni ex operai della ditta Guadagnino, Baldassare e Nino Salvaggio, ad intraprendere un’analoga attività. La nuova officina fu aperta nei magazzini posti all’angolo delle vie Cattaneo e Regina Margherita, nell’edificio ove si trovava lo studio dell’otorinolaringoiatra dottor Nicolò Narbone, che fu sindaco di Canicattì dal 1963 al 1967. Due porte dell’officina Salvaggio si affacciavano sul viale Regina Margherita.
Nonostante l’inevitabile concorrenza, le ditte Guadagnino e Salvaggio vissero un periodo di notevole sviluppo. I giovani canicattinesi cominciarono a praticare lo sport del ciclismo, mentre gli operai usavano la bicicletta per raggiungere il posto di lavoro. Non tutti avevano la possibilità di acquistare una bicicletta e molti dovevano accontentarsi di noleggiarne una per il tempo strettamente necessario.
Proprio in quegli anni le ditte Guadagnino e Salvaggio, sponsorizzate dalla locale sezione dell’Opera Nazionale del Dopolavoro, diedero vita alla prima gara cittadina su circuito Si partiva dalla sede del Dopolavoro, che era ubicata all’inizio della via Capitano Ippolito, nei magazzini di proprietà comunale che sarebbero stati ben presto demoliti per la realizzazione della Casa del Fascio. I corridori attraversavano corso Umberto raggiungendo piazza San Diego e l’edicola della Santa Croce, all’inizio dell’attuale via Regina Elena. Veniva, quindi, attraversato il cosiddetto stradone per Serradifalco, l’attuale via Vittorio Emanuele, e, all’altezza di “Chianu Dileu”, si svoltava a sinistra in direzione delle Scuole Elementari “Mario Rapisardi”, “li scoli novi”, e quindi ancora piazza IV Novembre ove i corridori iniziavano, come da regolamento, il secondo e ultimo giro della corsa.
La gara fu disputata per più anni e vide affermarsi, sempre vincente, la maglia indossata dal giovane Francesco Rallo, uno dei migliori corridori della scuderia “Ciclo Guadagnino”. Altro importante corridore della scuderia fu Giorgio Lo Monaco.
Ben presto l’iniziativa fu esportata nei comuni vicini a Canicattì, sia della provincia di Agrigento sia di quella di Caltanissetta; numerose gare furono patrocinate dai dopolavoro comunali pilotati dal Partito Nazionale Fascista e la città di Canicattì divenne, nella Sicilia centro-meridionale, il principale punto di riferimento dello sport del ciclismo. Salvatore Guadagnino seguiva sempre i suoi corridori in gara, al volante di una spider rossa decappottabile e, attraversando le strade dei vari paesi, lanciava volantini di propaganda che recavano questa scritta: “Biciclette Guadagnino-Costo L. 180”.
Oltre ai già citati Rallo e Lo Monaco, tra i migliori corridori della “Ciclo Guadagnino” va ricordato anche il giovane Ruotolo di Sommatino. Molte altre maglie Guadagnino parteciparono alle varie competizioni: questi corridori erano più numerosi e più funzionali alla campagna promozionale rispetto ai corridori del concorrente Salvaggio. Salvatore Guadagnino incoraggiò e sostenne alcuni suoi corridori che aprirono attività di rivendita e riparazione di biciclette in altri comuni, ed in particolare a Caltanissetta, Licata e Campobello di Licata.
Memorabile la fornitura di ben cinquanta biciclette al Partito Fascista di Canicattì, guidato dal segretario, l’insegnante di educazione fisica cavaliere Serafino Messana. I tempi di consegna erano ristretti e, per onorare l’impegno, Salvatore Guadagnino e i suoi operai lavorarono giorno e notte. La consegna avvenne con assoluta puntualità nel corso di una manifestazione spettacolare tipica della propaganda fascista. Cinquanta giovani, organizzati dai dirigenti del locale Fascio di Combattimento, ricevettero in consegna ognuno una bicicletta ed il gruppo, militarmente inquadrato davanti al negozio Guadagnino del viale Regina Margherita, partì per una gita scortato da agenti della milizia stradale su motocicletta Guzzi.
Questa splendida creazione industriale e sportiva cessò di colpo a seguito della crisi finanziaria del 1929. Inutili i tentativi messi in atto da Salvatore Guadagnino: nel 1932 l’esperienza così affascinante si concluse con un disastroso fallimento e i creditori portarono via tutto: casa, negozio, officina. La casa dei Guadagnino fu acquistata dalle famiglie Leone e Guagenti. Furono anni terribili non solo per i Guadagnino. Per capire la drammaticità di quella crisi, basti ricordare che proprio allora via Cavour, la tradizionale e prestigiosa “strata di li negozi”, fu declassata e ribattezzata, nel linguaggio popolare, “la vanedda di li falluti”.
Salvatore Guadagnino avrebbe tentato ancora di riprendere la sua attività: ne è prova una bellissima fotografia in cui lo si vede armeggiare per la realizzazione di nuovi telai di biciclette. Il volto emaciato di Salvatore esprime plasticamente una volontà di ferro che tuttavia guarda al futuro con estrema inquietudine. Nel suo sguardo è possibile leggere la tristezza del ricordo di un mondo ricco di soddisfazioni e di benessere – ma irrimediabilmente perduto – e l’incertezza del domani, in cui tuttavia bisogna pur individuare ancora una speranza di vita.
L’officina e punto vendita della “Ciclo Guadagnino” rimase, tuttavia, ancora per molto tempo un punto di riferimento per tutta la città. Nella seconda foto che pubblichiamo è ripreso un momento della visita a Canicattì del principe ereditario Sua Altezza Umberto di Savoia, avvenuta nel 1943 pochi giorni prima dello sbarco in Sicilia delle truppe alleate. Il principe volle fermarsi proprio davanti alla porta d’ingresso dell’ormai ex casa Guadagnino ed alla grande serranda che chiudeva la preesistente vetrina di esposizione delle biciclette.
L’erede al trono ha accanto a sé un cugino; lo accompagnano anche tre generali e due componenti della scorta d’onore. Il gruppo guarda divertito in avanti: in quel momento infatti sul viale Regina Margherita – proprio davanti all’allora tabaccheria Curcio – alcuni soldati del 36° Reggimento di Fanteria – allora di stanza a Canicattì sulla statale per Naro – stanno rendendo gli onori militari; al centro della strada un capitano del Reggimento di Cavalleria – anch’esso di stanza a Canicattì nella zona del complesso industriale Trinacria, sulla strada per Delia – non riesce a trattenere il suo cavallo bianco che si impenna paurosamente.
La foto, nella sua spontaneità e vivacità, riprende un momento di vita paesana davvero simpatico: le quattro donne affacciate al balcone sono Pina e Maria Leone e le loro ospiti Sisa e Maria Schembri da Castrofilippo. Nel gruppo si riconoscono, tra gli altri, Oreste Notarstefano, Giuseppe Rao ed il piccolo Angelo Guadagnino.
Da riferire un altro significativo particolare: l’albero posto davanti l’ex casa Guadagnino – come gli altri che allora abbellivano il viale Regina Margherita – era stato collocato per disposizione di Mussolini e per questo, dopo la caduta del regime, le donne del quartiere, divenute anch’esse antifasciste, facevano a gara ad innaffiarlo con acqua saponosa per affrettarne la “dipartita”. GAETANO AUGELLO