petrotto-dorsi1Replica al Presidente della provincia Regionale di Agrigento Eugenio D’Orsi in relazione alle vicende: strade ed aeroporto.

Mi dispiace, Presidente, averla sentita telefonicamente, abbastanza incollerito contro di me, per via di alcune mie opinioni espresse, magari alla mia maniera, infarcite da un po’ di ironia e di sarcasmo.
Ma sa, ognuno di noi, è fatto come è fatto!
Del resto, non essendo io incline ai doverosi ossequi, proprio in materia di ossequi continuo sempre a sbagliare.
Che ci vuol fare sono un incorreggibile!
Le chiedo scusa se l’ho paragonato a quell’urlatore di Adriano Pappalardo od ho apostrofato ironicamente la sua coalizione come una sorta di compagnia americana, definendola la premiata ditta D’Orsi e company.


Mi scusi Presidente se ho parlato di strade ed aeroporto in maniera sbagliata, uscendo fuori dal coro.
Sa, è da cinquant’anni che si sentono sempre le stesse storie sull’aeroporto di Agrigento.
Ed io spero che ora che è approdato vicino alla sua beneamata Palma di Montechiaro, si possa realizzare.
Del resto io ho perso tempo nel ringraziarla anche a nome di tutti i miei concittadini, visto che ci ha tolto di mezzo quella specie di MUORTU MMIEZZU LA CASA, che era diventato l’aeroporto di Racalmuto.

Oggi, per fortuna, come una sorta di comatoso malato su una sedia a rotelle, il nostro aeroporto è scivolato a mare, in direzione, appunto, della sua Palma.

Intanto a mare, come giustamente lei ogni giorno sottolinea e lo urla pure, dicevo a mare, già ci siamo un po’ tutti quanti, e da parecchio, in questa nostra beneamata provincia che lei, sempre gridando forte, tenta di amministrare.

Io non volevo urtare la sua suscettibilità e neanche suscitare la sua ira che rischia di diventare funesta, alla stregua del famoso Pelide Achille.
E lei queste cose le capisce.
Per ogni Achille c’è sempre un tallone, chiaramente.

Semplicemente le avevo raccomandato, mentre grida ed organizza proteste, come diciamo noi in Sicilia, di spardari qualche saccu di cimento ed attuppari qualche purtusu in qualche strada.
Niente di più, le giuro, mi creda.

Ma quando Lei mi dice con molta rabbia che dobbiamo interrompere i nostri rapporti istituzionali e mi chiude pure il telefono in faccia, io che cosa debbo pensare, come devo reagire, che cosa devo dire ai miei concittadini di Racalmuto che, da adesso in poi, si devono rivolgere, per ogni necessità, alla confinante Provincia di Caltanissetta?
A Racalmuto, dobbiamo cambiare Provincia?

Poi sulla storia delle infrastrutture ognuno di noi ha le sue idee e non so, se uscendo fuori dal coro, è consentito esprimerle.

A proposito di province siciliane, lei lo sa sicuramente qual’è quella più ricca per reddito pro-capite e lavoro, credo che, se non prendo un abbaglio, è la provincia di Ragusa.
Lei sa sicuramente, perché vive a Palma di Montechiaro che, per raggiungere Ragusa con l’unico mezzo possibile e cioè l’auto, bene che vada, se riusciamo a salvare la pelle, persi tra tortuosissime mulattiere, impieghiamo mezza giornata, imprecando e bestemmiando.

Eppure tutto ciò non ha impedito ai Ragusani di essere i primi in molte cose, in Sicilia.
Malgrado tutto, direbbero i miei amici giornalisti di Racalmuto che pubblicano quel periodico per il quale scriveva anche lo stesso Leonardo Sciascia e che lo scrittore che era proprie delle parti del ragusano e precisamente di Comiso, Gesualdo Bufalino, definì il più bel titolo di giornale al mondo, MALGRADO TUTTO, per l’appunto.

E già, MALGRADO TUTTO, malgrado la cattiva politica, la mancanza di strade o linee ferrate, Ragusa ha raggiunto parecchi primati, sia nel settore florovivaistico che ortofrutticolo ed in quello lattiero caseario e non solo, ma anche sotto il profilo turistico.
Eppure per raggiungerla è necessario, soprattutto d’estate, sudare le proverbiali sette camice.
Come vede la mancanza di strade non impedisce agli uomini di progredire ugualmente!
Ma se uno ci ha in testa solo strade ed aeroporto, rischia di non combinare un bel nulla!
E questo lei lo sa perfettamente.

Anzi le piste aeroportuali, quelle di Palermo o di Catania, ovviamente e non quella fantomatica pista di Agrigento, possono a volte servire, come è successo al suo predecessore a volare alla volta di Roma, per andare ad occupare semplicemente uno scranno in Parlamento!

Malgrado tutto, credo che lo sviluppo di un popolo, è solo questione di testa.
Dobbiamo cambiare la nostra cultura e la nostra filosofia di vita.
Riformulare e ristabilire una scala di valori diversa da chi continua a pensare che solo l’edilizia, pubblica o privata che sia, porta ricchezza.
Spesso, troppe volte, l’edilizia devasta, deturpa, impoverisce i nostri territori ed atrofizza le nostre menti.
Chiaramente non bisogna puntare l’attenzione solamente sulle vie di comunicazione, trascurando tutto il resto, compresi i cervelli dei nostri figli che sono costretti a scappar via, a forza di sentirsi costantemente presi in giro con storielle fumose ed infinite, quali quella dell’aeroporto o delle strade che non ci sono.
Tutte sciocchezze buone soltanto a far scappare i nostri giovani disoccupati.
LA TESTA BISOGNA CAMBIARE!
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