Riceviamo e pubblichiamo il versione integrale lettera dell’avv. Giuseppe Arnone al sen. Francesco Ferrante relativa alle iniziative da intraprendere a sostegno dell’impegno antimafia dell’imprenditore Moncada, attaccato dal presidente della regione Lombardo in sede di commissione parlamentare antimafia nazionale.
Caro Francesco,
ti invio la presente nella mia qualità di esponente del Partito Democratico eletto nella città di Agrigento per chiederti di porre in essere, nella tua qualità di Senatore e di rappresentante in Parlamento degli Ecologisti del Partito Democratico, una iniziativa formale nei termini che di seguito illustrerò a sostegno della libertà ed effettività della iniziativa imprenditoriale rispetto a gravissime e formalmente denunziate attività ostruzionistiche in danno, appunto, di una grande impresa visibilmente impegnata per il riscatto economico e morale della Sicilia.
L’iniziativa formale che ti chiedo di porre in essere quale Senatore è presso la Presidenza della Commissione Parlamentare Antimafia, che va posta formalmente a conoscenza delle denunzie presentate dall’imprenditore agrigentino Salvatore Moncada in ordine a precisi comportamenti in suo danno, relativi ad iter amministrativi del valore di molti milioni di euro e con consistente ricaduta occupazionale, posti in essere all’interno dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Sicilia.
Premetto di avere verificato quanto sia percettibile la scelta a favore della legalità e di rottura di prassi clientelari deteriori e di subalternità agli interessi di mafia da parte dell’imprenditore Moncada. Ho conosciuto questo imprenditore alcuni anni addietro, nella mia veste istituzionale, quando il Consiglio Comunale di Agrigento di cui ero vice Presidente doveva autorizzare l’installazione dell’impianto eolico di Monte Mele che, a suo tempo, proprio tu hai inaugurato. L’imprenditore – ben conoscendo quale fosse la determinazione di Legambiente e mia nella difesa della legalità anche all’interno del Comune di Agrigento – si appellò al mio ruolo segnalandomi assai poco limpidi (per usare un eufemismo …) atteggiamenti ostruzionistici che si registravano in seno al Comune di Agrigento ed al Consiglio Comunale. Ovviamente, la nostra sinergica azione portò, in questo caso, al rispetto delle leggi.
Ed ancora, anche in epoca recentissima, a fine dell’anno 2009, una rilevante inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è pervenuta agli arresti di noti personaggi in odore di mafia della zona di Cattolica Eraclea proprio a seguito di denunzie e testimonianze dell’imprenditore Moncada.
Moncada è stato tra i primissimi imprenditori siciliani, oltre un lustro addietro, a denunziare la pratica del pizzo da parte delle organizzazioni mafiose e per tale ragione, in relazione al suo ruolo nei relativi processi, è stato sottoposto, negli anni scorsi, a misure di tutela e vigilanza. Ha anche subito vari danneggiamenti, di cui di particolare rilievo al Porto di Termini Imerese, cioè in una zona che, per densità mafiosa, conosce pochi eguali.In ragione di ciò, della mia conoscenza delle attività di Moncada e soprattutto di vent’anni di esperienza rispetto alle vicende ed alle logiche di mafia, mi appare poco credibile chi prova a ventilare in varie sedi, anche giudiziarie, anche di Commissione Parlamentare Antimafia, eventuali rapporti di questo imprenditore con interessi di Cosa Nostra, seppure semplicemente finanziari: Cosa Nostra, come ben sappiamo, è un’organizzazione verticistica ed unitaria per cui è impensabile che un grande imprenditore, che denunzia concretamente e manda in galera esponenti di Cosa Nostra nei vari territori, che collabora con apertamente don la DDA di Palermo, sia peraltro verso in mano ai capi della mafia!
Vado al cuore di questa mia lettera, ritornando alla premessa. Moncada ha avuto il coraggio di denunziare alla Procura della Repubblica di Palermo, con il dettagliato esposto che ti allego, dirigenti e funzionari infedeli della Regione Siciliana, e segnatamente dell’ARTA, tutti facenti riferimento a determinati ambienti. Ha pure indicato all’A.G. puntuali atti illegali o pratiche ostruzionistiche che gli hanno arrecato danno nell’ordine di molti milioni di euro. Probabilmente innanzi a fatti di ostruzionismo di tale rilievo altri imprenditori avrebbero provato a risolvere i loro problemi portando in Assessorato, come dire, robuste taniche colme di “olio” per ungere… Moncada, invece, non ha portato olio, bensì denunzie e documenti alla Procura di Palermo.
Concludo la presente e ti chiedo di attivarti, ponendo in essere le dovute azioni nei confronti della Presidenza della Commissione Parlamentare Antimafia, affinché, oltre a verificare eventuali finanziatori discutibili e finanziamenti illeciti degli investimenti dell’eolico, si verifichi da parte della Commissione Antimafia lo stato degli atti della denunzia di Moncada, che ti allego, da parte della DDA di Palermo. Come potrai comprendere leggendola la denunzia di Moncada è assai scomoda e scottante perché, come la nostra storia ci insegna, è più semplice a Palermo fare le indagini sui mafiosi di borgata e di quartiere che non affrontare le collusioni ed il malaffare dei vertici dei “colletti bianchi” all’interno dei grandi centri di potere nei quali un atto amministrativo di poche pagine può determinare intraprese nell’ordine di molti milioni di euro.
Ti allego la denunzia di Moncada, datata 23.02.2009.Agrigento, 13/02/2010
Giuseppe Arnone


















