comune-di-agrigentoLa “via di fuga” nel Centro Storico di Agrigento sembra essere diventata la nuova emergenza di questa città. E in effetti si tratta di una questione molto delicata che secondo noi, facendo salva la serietà e la buona fede di tutti gli Uffici competenti, in questa prima fase è stata affrontata partendo da presupposti sbagliati.Che cos’è una via di fuga? È un percorso che consente l’allontanamento rapido delle persone in caso di emergenza. Proprio per questa ragione non si possono individuare vie di fuga a prescindere da un piano di protezione civile, in cui vengano delineati gli scenari, stabilite le strategie di intervento e individuati, con le vie di fuga, anche i punti di raccolta, le aree di ammassamento, ecc. (ovviamente questi varieranno in base al tipo di calamità). Le vie di fuga, per quanto possibile, non devono coincidere con le strade destinate ai mezzi di soccorso e devono essere percorse a piedi per evitare che l’allontanamento in auto crei intralcio ai soccorritori. Quindi, proprio per la loro natura, nella maggior parte dei casi si tratta di percorsi già esistenti ai quali, nell’ambito del piano, si assegna questa particolare funzione.

Basterebbero queste semplici osservazioni per chiarire come il dibattito di questi mesi sia stato fortemente viziato da presupposti sbagliati dal punto di vista tecnico.


Ma questo non è tutto. Ci pare che in questo momento la realizzazione di qualsivoglia infrastruttura viaria (da destinare a via di fuga) non sia affatto prioritaria, come invece è la messa in sicurezza del patrimonio edilizio del Centro Storico che ben altra ricaduta avrebbe sulla tutela degli abitanti. Occorrerebbe prioritariamente monitorare ed eventualmente consolidare il sistema ipogeico che interessa quasi per intero la collina di Girgenti e che oggi costituisce uno dei pericoli più concreti per i cittadini che abitano la città antica. Mentre per ciò che riguarda l’altro grande pericolo – la frana che conosciamo da almeno 2000 anni e che ha investito in vari momenti della nostra storia tutto il versante nord del colle di Girgenti, da via delle Mura fino all’Addolorata – riteniamo sia molto importante continuare l’attività di monitoraggio del fenomeno che al momento ci appare come la più efficace attività di prevenzione.

Peraltro, le ipotesi elaborate fino a questo momento non tengono conto del fatto che una via di fuga, o una nuova strada realizzata per facilitare l’accesso dei mezzi di soccorso, non possono partire da un’area che, seppur stabile, si trova chiusa tra due aree instabili. Ci riferiamo al tratto della via XXV Aprile dove dovrebbe innestarsi la nuova strada di collegamento con il piano Santa Marta. Nella malaugurata ipotesi che la frana del Colle di Girgenti dovesse riattivarsi con conseguenze gravi, i tratti a destra e a sinistra della stessa sarebbero pienamente investiti dal fenomeno e quindi resi inaccessibili ai mezzi di soccorso.

Se non si pianifica e realizza compiutamente un’idea di riqualificazione e riuso del Centro Storico, legata al rispetto delle sue caratteristiche tipologiche e morfologiche, nessun piano di protezione civile potrà essere utile a mettere in salvo i suoi abitanti, riducendosi semplicemente ad una occasione per realizzare interventi non compatibili o addirittura dannosi per la sua conservazione.

Non bisogna dimenticare il precedente gravissimo rappresentato dall’operato del Sindaco Piazza che ritenne “opportuno” demolire, piuttosto che consolidare, alcuni edifici superstiti nel quartiere di Santa Croce. La demolizione di quegli edifici comportò la perdita di un pezzo importante del tessuto storico, compresi i cortili del Rabato che si volevano mettere in sicurezza con quell’intervento.

Ma in questo momento, nonostante gli amministratori della città e gli uffici competenti condividano gran parte di queste riflessioni, sembra prevalere l’esigenza di trovare uno “sbocco viario” per risolvere il problema del deflusso veicolare da via Duomo e dalla piazza don Minzoni dei mezzi di soccorso, dei residenti, nonché dei frequentatori abituali ed occasionali della zona. Dalle notizie di stampa abbiamo appreso che l’ipotesi sulla quale si sta lavorando comporterà comunque il “sacrificio” di qualche edificio dell’antica città e richiederà la realizzazione ex novo di un tratto di strada per superare il dislivello di 40 metri tra il piano Santa Marta e la via XXV Aprile.

Ma lo “sbocco viario” tanto ricercato esiste già. Si tratta solo di “stapparlo”: è la stessa via Duomo! Questa strada è per la maggior parte del suo tracciato sufficientemente ampia (se paragonata ad altre di questo e di altri centri storici) ed adatta a garantire la circolazione veicolare a doppio senso di marcia senza interventi strutturali. Può garantire un transito agevole, sia in condizioni di traffico veicolare ordinario che in caso di emergenza, a condizione che il Comune faccia rispettare i divieti di sosta che pure esistono; la strozzatura che spesso si realizza (in particolare in occasione delle funzioni religiose), infatti, è originata esclusivamente dalla sosta irregolare di moltissimi veicoli. Per risolvere il problema sarebbe sufficiente spostare i troppi veicoli che accedono in quell’area in “parcheggi di prossimità” che possano permettere ai residenti e ai turisti di non subire particolari disagi, garantendo al contempo un’accessibilità che la Discesa Seminario non potrebbe garantire neanche con interventi di resecatura ben più pesanti di quelli previsti.

Il problema non è risolvibile, quindi, con la realizzazione di nuovo asse stradale dalla larghezza sufficiente, quanto piuttosto con la “semplice” istituzione di una zona a traffico limitato (garantendo comunque la sosta breve per i residenti) e con la più impegnativa – ma certamente meno invasiva per il tessuto urbano del Centro Storico – creazione di spazi di sosta alternativi limitrofi alla zona della Cattedrale.

Il più grande di questi parcheggi potrebbe essere realizzato proprio sul piano Santa Marta e collegato alla Piazza don Minzoni e alla via Duomo tramite un sistema meccanizzato di risalita (ascensori, scale mobili, ecc.). Molto spesso le soluzioni più semplici sono quelle che più facilmente sfuggono all’attenzione e non vengono prese in considerazione. Inoltre un intervento di questo tipo sarebbe più coerente con le migliori esperienze realizzate in Italia.

Forse non è un caso che città con centri storici simili a quello di Agrigento – città medievali con andamento morfologico molto complesso e con una rete viaria non pensata per le auto – quali Perugia, Assisi, Urbino e Bergamo, certamente non hanno mai previsto la realizzazione di vie di fuga attraverso la resecazione o risagomatura del proprio tessuto urbano storico. Al contrario, in questi anni si sono dotate di infrastrutture per il parcheggio di prossimità e per la mobilità alternativa che hanno consentito un processo di progressiva pedonalizzazione, ottenendo il decongestionamento dell’abitato e al contempo una maggiore sicurezza per chi vive in centro storico.

Alla luce del rilievo che il dibattito sulla “via di fuga” ha assunto in questi mesi riteniamo che sia ineludibile l’apertura dello stesso ai contributi dei cittadini e dei portatori di interessi diffusi. Non si tratta solo di fatti meramente tecnici ma di contemperare la tutela della sicurezza dei cittadini con la conservazione della loro memoria collettiva, rappresentata dal patrimonio storico-culturale. Questo appello non ha la finalità di allungare inutilmente i tempi delle decisioni ma riteniamo sia utile per evitare che la fretta porti a scelte sbagliate, frutto di una impostazione errata del problema. Un maggiore coinvolgimento potrà servire a produrre più consapevolezza dei cittadini e quindi una maturazione democratica delle decisioni.

Agrigento, 25.02.10
Mimmo Fontana (Presidente Regionale)
Daniele Gucciardo (Coordinamento Circolo Rabat)