tribunale23Esce ridimensionata al filtro del riesame l’inchiesta “Apocalisse”, sui presunti fiancheggiatori del boss latitante Giuseppe Falsone. I giudici del Tribunale della Libertà hanno accolto le istanze di scarcerazione e di dissequestro della difesa di sette su otto indagati fermati il 27 marzo scorso dai carabinieri.I primi tre a tornare in libertà nei giorni scorsi erano stati Calogero Paci, 35 anni, di Campobello di Licata, Francesco Gioacchino Cottitto, 43 anni, di Palma di Montechiaro e Giovanni Marino, 43 anni, di Canicattì. Nelle ultime ore, l’organo d’appello ha considerato insussistenti gravi indizi di colpevolezza anche per Ferdinando Bonanno, 70 anni, di Regalbuto, nell’ennese, per Pino Gambino, 38 anni, di Ravanusa, e per Giancarlo Buggea, 40 anni, di Canicattì. Quest’ultimo rimane in carcere solo perché deve scontare 8 anni di reclusione inflittigli al processo d’appello Ghost Saraceno, nel quale è imputato per associazione mafiosa ed estorsione. Tornando all’inchiesta “Apocalisse”, rimane in piedi l’accusa per l’imprenditore canicattinese di 64 anni, Diego Gioacchino Lo Giudice.

Il tribunale della Libertà ha rigettato la richiesta di scarcerazione della difesa, che ora preannuncia ricorso in Cassazione. Alla Suprema Corte si rivolgerà anche la procura distrettuale antimafia con l’intento di far ripristinare gli arresti ai sette indagati scarcerati. L’operazione dal nome fatalistico “Apocalisse” seguì alle dichiarazioni del pentito narese Giuseppe Sardino.


Il collaborante disegnò la nuova mappa degli interessi economici di Falsone che avrebbe fiutato gli affari vicini alla sua città d’origine. La discarica di contrada Bifara-Favarotta e l’autoporto di contrada Sciabani puntavano ad intercettare finanziamenti pubblici, mentre con la catena degli Eurospin, le mire di Cosa Nostra si indirizzavano sul business degli hard discount, passando comunque per la costruzione dei magazzini, affidata sempre alle imprese amiche.