Se ne è andato come forse avrebbe voluto, Vincenzo Livatino per la sua ultima messa nella Chiesa di San Domenico. Senza quella calca che nel settembre del 1990 affollò i funerali del figlio Rosario; senza tutte quelle istituzioni che sono state più brave ad emettere comunicati stampa, anziché partecipare alle esequie. Un solo gonfalone, quello del Comune di Mascali, in provincia di Catania, dove si organizza un premio internazionale intestato alla memoria dei due giudici antimafia di Canicattì; e due telecamere di tv locali, compresa la nostra, alle quali i familiari di Livatino hanno raccomandato discrezione, confinando gli operatori di ripresa alle ultime file della chiesa. Eppure quella messa ha rivelato qualcosa che Vincenzo Livatino avrebbe voluto sentire in vita. Alla fine della concelebrazione, don Giuseppe Livatino, più che come parente a nome dell’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ha dato il grande annuncio. La Conferenza Episcopale Siciliana, riunitasi a Lampedusa, su richiesta proprio di monsignor Montenegro ha deliberato l’apertura del processo canonico di beatificazione per Rosario Livatino. Il magistrato ucciso dalla mafia così si illumina sempre più della luce degli altari, ma sarà il tribunale diocesano ora a dover operare per rendere il “piccolo giudice”, un grande punto di riferimento per i cristiani. Sarà l’arcivescovo di Agrigento a nominare i membri del tribunale. “Qualis pater, talis filius” dicevano i latini per indicare come i figli assomigliassero ai padri, una formula invertita ieri pomeriggio nell’omelia di don Pietro Li Calzi, che più volte ha parlato a tu per tu rivolgendosi alla salma, come le abituali conversazioni che intratteneva con Vincenzo Livatino, assiduo frequentatore della parrocchia dove per anni l’attuale arciprete ha celebrato messa. “Vincenzo Livatino è il padre di Rosario Livatino” – ha detto don Li Calzi – per i suoi valori, la sua fede, l’istruzione. E poi un’immagine che forse conforta più del passo sulla resurrezione letto dal vangelo di Luca. Quella che la famiglia Livatino adesso possa essersi ricongiunta nella gloria, dopo le lancinanti sofferenze patite sulla terra.












