Già la prossima settimana potrebbe essere emessa la sentenza per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato al processo “Night White”, dal nome dell’operazione della Guardia di Finanza culminata con 18 arresti il 16 gennaio del 2009. Il giudice per le udienze preliminari Luca D’Addario sarà chiamato a valutare le richieste dell’accusa e della difesa. Se gli avvocati Meli, Salvaggio, Nocera e Romano hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti, il pubblico ministero Andrea Bianchi, nella sua requisitoria, ha richiesto pene che vanno da un anno e due mesi a quattro anni e mezzo. La condanna più lieve è quella ritenuta idonea per Giuseppe Lupo, 43 anni, per via della sua collaborazione data alle indagini che consentì altri arresti. Nessuna attenuante invece per Maurizio Li Calzi di Canicattì, per il licatese Andrea Barletta e per Gicu Radu romeno anch’egli residente nella città marinara. Per questi, l’accusa ha chiesto una condanna a quattro anni e sei mesi di carcere ciascuno. Quattro anni invece sono stati reclamati per Gioacchino Amato. L’inchiesta “Night White” seguì le direttrici territoriali di Licata, Canicattì, Palma di Montechiaro, Naro, Mazara del Vallo e Palermo. Indagini avviate nel 2006, con pedinamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche ed appostamenti, perchè a Licata era stato notato un anomalo proliferare di night club, utilizzati sia per lo sfruttamento della prostituzione di ragazze dell’Est europeo, che per lo spaccio di cocaina e hashish. Il primo arresto venne effettuato proprio nel 2006 quando in un locale licatese vennero rinvenuti, nascosti tre metri sotto terra, 250 grammi di hashish, 28 di marijuana e 70 grammi di sostanza da taglio, oltre a sette mila euro in contanti. I soggetti coinvolti parlavano in codice ma anche questo è stato decifrato. La cocaina, ad esempio, veniva chiamata “Bmw” mentre la cilindrata indicata era la quantità richiesta; per l’hashish si usava, invece, il termine di “maglietta”. I clienti che compravano la droga dalla presunta organizzazione avevano uno “sconto” sulle tariffe praticate dalle prostitute. Gli indagati riuscivano a spacciare anche un chilo di cocaina ed hashish a settimana, per un giro annuo di affari di oltre 500 mila euro. Nel corso del blitz del gennaio dell’anno scorso furono sequestrati oltre cinque chili di sostanze stupefacenti e due automobili, e denunciate 38 persone e 18 assuntori.