Il sindaco Salvatore Petrotto, all’indomani della tanto attesa seduta del consiglio comunale, in cui si attendevano colpi di scena, che invece non sono arrivati ribadisce di non essersi scagliato contro il maresciallo dei Carabinieri di Racalmuto che, anzi, in presenza dello stesso e del capitano di Canicattì, nella mattinata che ha preceduto il Consiglio, «avevo proposto, pubblicamente di candidarlo a sindaco di Racalmuto, senza con questo volerlo offendere. Semmai mi sono soffermato – continua Petrotto – nel valutare il merito delle accuse mossemi in relazione alle presunte violazioni edilizie commesse dai titolari dei tre alberghi sequestrati a Racalmuto. Ho cioè sottolineato che riguardo alle eventuali ordinanze di demolizione o il rilascio delle concessioni in sanatoria, al Comune di Racalmuto, sin dagli anni Ottanta, opera un architetto, assunto proprio con queste mansioni che è il responsabile unico per l’adozione dei provvedimenti finali, riguardanti i casi di abusivismo edilizio e che consistono nella firma e relativa notifica delle ordinanze di demolizione o delle concessioni in sanatoria». E ancora, continua Petrotto: «Il tutto non solo è sancito dalle vigenti leggi, ma è ribadito da un mio incarico ufficiale risalente, addirittura, alla prima metà negli anni Novanta. Quindi, le eventuali ordinanze di demolizione, anche in questo caso, dovevano semmai essere firmate solo ed esclusivamente da tale tecnico e da nessun altro. Queste incongruenze – conclude il primo cittadino – le ho sottolineate in Consiglio Comunale, senza scagliarmi né contro il tecnico che era ed è il responsabile unico in questi procedimenti ordinatori e coercitivi, né contro il maresciallo dei Carabinieri». Insomma, il sindaco di Racalmuto ha voluto chiarire la propria posizione su scottanti argomenti che lo hanno posto all’attenzione dell’opinione pubblica del paese, rischiando anche di incrinare i rapporti con una delle istituzioni più alte come sono i carabinieri.