A Marsiglia uomini della squadra mobile di Agrigento, di Palermo e del Servizio centrale operativo, in collaborazione con la polizia francese hanno catturato il latitante Giuseppe Falsone, ritenuto capo delle cosche agrigentine e inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi del ministero dell’intero. La notizia è stata confermata dal capo della squadra mobile di Agrigento Alfonso Iadevaia, che ha però spiegato che si attendono gli esami di rito delle impronte digitali per avere la conferma. Falsone continua a negare di essere l’uomo ricercato. Tuttavia lunghe indagini hanno portato a lui e per gli investigatori ci sono pochi dubbi, come conferma anche il questore Girolamo Di Fazio.
Giuseppe Falsone (Campobello di Licata, 28 agosto 1970) è un criminale italiano membro dell’organizzazione mafiosa siciliana Cosa nostra. È nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia del Ministero dell’Interno dal gennaio 1999. È considerato uno dei capi di Cosa nostra nella Provincia di Agrigento, assieme a Gerlandino Messina.
In un incontro tra le famiglie mafiose di Agrigento il 14 luglio 2002 a Santa Margherita di Belice si pensa che i capi mafiosi abbiano nominato un nuovo capo provincia dopo l’arresto di Calogero Di Caro, il capo da Canicattì. Il capo dei capi Bernardo Provenzano appoggiò Falsone, mentre il suo rivale Maurizio Di Gati fu appoggiato da Antonino Giuffrè. La polizia interruppe l’incontro. Di Gati riuscì a scappare prima dell’irruzione ma non divenne capo provincia a causa dell’arresto di Giuffrè e dell’opposizione di Provenzano. Cesare Lombardozzi, capo della mafia di Agrigento, presumibilmente facilitò la transizione.
I principali interessi criminali di Falsone sono le estorsioni ed i contratti nei lavori pubblici. Nel luglio 2004 beni del valore di 2 milioni di euro sono stati confiscati dalla polizia, tra cui beni immobiliari, 100 ettari di terreni agricoli, un’industria vinicola e delle compagnie di trasporto. La madre, la sorella ed il fratello di Falsone sono stati arrestati.
Per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, “è una giornata felice: è stato catturato uno dei boss più spietati della Terra”.
“Si assottiglia con rapidità fuori dall’ordinario la lista dei trenta latitanti più pericolosi, grazie alla efficacia dell’azione di contrasto alla criminalità organizzata delle forze di polizia”. È quanto osserva il sottosegretario al ministero dell’Interno Alfredo Mantovano, dopo l’arresto dell’elemento di spicco di Cosa Nostra agrigentina Giuseppe Falsone, avvenuto nel Sud della Francia. “I successi della lotta alle mafie non conoscono confini – sottolinea ancora Mantovano – Mi congratulo con il capo della Polizia, il prefetto Antonio Manganelli. Il combinato tra arresti e aggressione ai beni di provenienza illecita, agevolata da norme di valore strategico contenute nelle leggi sulla sicurezza approvate e nel Piano nazionale antimafia licenziato all’unanimità dalla Camera dei deputati, rappresenta la chiave con cui giungere alla sconfitta definitiva delle mafie”.












