Un’altra tessera del mosaico giudiziario “Alta Mafia” è stato apposto ieri sera a Palermo. Il dispositivo letto dal giudice Giancarlo Trizzino, presidente della terza sezione della Corte d’appello del capoluogo siciliano, riguarda gli imputati già finiti una volta davanti ai giudici di secondo grado, ma sui quali poi la Cassazione ha annullato la sentenza, rinviandola ad una nuova corte palermitana. Confermate le condanne a due anni per Calogero Calderaro, per l’imprenditore Calogero Guarneri, per i figli Luigi e Francesco, tutti accusati di fittizia intestazione di beni a favore di presunti esponenti mafiosi di Canicattì. Assolti Giuseppina Maria Rita Cuscio, Giovanna e Salvatore Calderaro che erano accusati di intestazione fittizia di beni. Dopo una condanna in primo grado ad un anno e 8 mesi, l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato arriva anche per i canicattinesi Carmelo Giardina ed Antonino Tricoli, che erano accusati di abuso in atti d’ufficio. I due professionisti stavano redigendo un progetto per l’ampliamento della Chiesa Sacra Famiglia di Canicattì, lavori che non furono più recuperati. Cade l’accusa più temibile, quella di associazione mafiosa, per Diego Guarneri, per il quale il pubblico ministero ravvisava il 416 bis appunto. L’iter giudiziario dell’imputato canicattinese si è rivelato alquanto complesso, in quanto su di esso hanno influito anche le ultime innovazioni legislative poi cassate dalla Corte Costituzionale. L’assoluzione di Guarneri in primo grado con il rito abbreviato, non va giù al pubblico ministero che impugna la sentenza in appello. Siamo nel periodo della cosiddetta Legge 46/2006, che vieta i ricorsi dell’accusa. La corte di secondo grado così non si pronuncia, ma intanto la Consulta bolla come incostituzionale la norma di Gaetano Pecorella. Tutto da rifare dunque per Guarneri, le cui accuse poggiavano sulle discussioni con un amico all’interno della sua mercedes imbottita di cimici. Ieri l’epilogo con la sentenza di assoluzione. In questi anni invece, a non vedere concluso il processo è stato l’imprenditore agrigentino Calogero Russello, coinvolto in questo filone giudiziario, ma venuto a mancare a 70 anni l’11 novembre scorso. Si estinguono così reato e pena tanto che per lui, la corte d’appello ha disposto il non luogo a procedere. Il collegio difensivo degli imputati era formato dagli avvocati Calogero Meli, Diego Guadagnino e Sergio Monaco.