Nella mattinata odierna la D.I.A. di Palermo ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa nei confronti di La Rosa Filippo cl. 64, catturato dopo una lunga latitanza, con contestuale applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di:
· ANELLO Angelo, nato a Palermo il 06.02.1941;
· ARNONE Francesco, nato a Palermo il 20.10.1988;
· ARNONE Pietro, nato a Palermo il 03.01.1940;
· GRECO Salvatore, nato a Palermo il 09.05.1965;
ritenuti responsabili del reato ex art. 390 c.p, per aver fatto parte di quella fitta rete di favoreggiatori che hanno consentito al sicario mafioso LA ROSA Filippo, latitante per oltre 16 anni e catturato dalla DIA il 10.09.2009 nelle campagne di Ciaculli, di sottrarsi per un così lungo lasso di tempo alle ricerche delle Forze di Polizia ed alla esecuzione di una pena all’ergastolo per omicidio di Giovanni Fici, commesso a Palermo l’1 febbraio 1988, divenuta definitiva dall’aprile 2008.
I prevenuti sono stati individuati dagli Agenti della D.I.A. nel corso dei servizi di videosorveglianza e di intercettazione e pedinamento, condotti nelle settimane precedenti alla cattura del LA ROSA. Gli odierni arrestati, come le indagini hanno acclarato, erano stabili fiancheggiatori del latitante, provvedendo, oltre che alla giornaliera assistenza alimentare, anche ad una sistematica azione di tutela territoriale, rendendo cosi maggiormente difficile l’individuazione dei canali attraverso i quali venivano in contatto con il latitante, muovendosi in un territorio, quello di Ciaculli, storicamento intriso di disvalori mafiosi e fortemente condizionato dall’organizzazione criminale che da molti decenni inquina e limita lo sviluppo di una delle più belle e ricche zone di questo capoluogo.
Quello che appare singolare in tale vicenda ed è senz’altro motivo costante dell’odierna indagine è la scelta di “darsi latitante”, godendo dell’appoggio incondizionato del territorio. Invero, gli accertamenti sul conto degli indagati e di altri soggetti a questi correlati, hanno messo in evidenza un aspetto significativo della personalità dei soggetti e della “territorialità” a cui questi appartengono.
Infatti all’indomani delle prime dichiarazioni del CONTORNO – ottobre 1984 – molti affiliati all’organizzazione avevano deciso di rendersi irreperibili pur in assenza di atti dell’Autorità Giudiziaria, certi che da lì a poco sarebbero stati raggiunti da provvedimenti restrittivi della libertà personale. Non pochi i soggetti sospettati di appartenere alla cosca di Ciaculli, fortemente legati alla vicenda criminale e personale del CONTORNO. Fra questi: LA ROSA Angelo cl. 64 e LA ROSA Filippo cl. 64, LA ROSA Angelo cl. 38, LA ROSA Antonino cl. 38, e due degli odierni arrestati ANELLO Angelo cl.41 e ARNONE Pietro cl. 40.
Appare inverosimile che, fra il 1984 ed il 1989, un così nutrito gruppo di ricercati abbia trascorso in un luogo diverso dalle campagne di Ciaculli la latitanza.
E’ altrettanto logico ritenere che i predetti abbiano fruito di mutua e reciproca assistenza, e non è da escludere che abbiano addirittura condiviso rifugi e si siano avvalsi di favoreggiatori comuni per ampliare la loro latitanza.
Il La Rosa Filippo nato a Palermo il 12/02/1964 è stato tratto in arresto da agenti della Direzione Investigativa Antimafia di Palermo in data 10/09/2009 in esecuzione all’Ordine di Carcerazione nr. 149/2008 datata 12/05/2008 della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Palermo, sulla base dell’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere n. 1187/1993 N.C. D.D.A. e n. 828/93 R.G.G.I.P. datata 5 marzo 1993 del G.I.P. di Palermo nei confronti di AGATE Mariano + 57, del Dr Gioacchino SCADUTO.
Il periodo di riferimento è quello all’indomani dell’uccisione di Filippo MARCHESE (fine del 1982), ovvero dei primi conflitti interni tra i corleonesi in cui vengono eliminati gli emergenti e si concentra il potere nelle mani di Salvatore Riina..
Il La Rosa Filippo è stato condannato all’ergastolo con sentenza definitiva per l’omicidio di Giovanni Fici commesso a Palermo l’1 febbraio 1988. Questo fu deciso in quanto egli avendo compreso che Greco Giuseppe,inteso scarpuzzedda, capo della famiglia di Ciaculli (successivamente sostituito da PUCCIO Vincenzo), era stato soppresso, aveva manifestato l’intenzione di uccidere MARINO MANNOIA Agostino e LUCCHESE Giuseppe, per vendicarne la morte . Il Fici, infatti, aveva osservato che i precitati erano le uniche persone ancora libere tra gli amici del Greco e pertanto aveva dedotto che non potevano non sapere cosa fosse realmente accaduto a Greco. Il LA ROSA era presente all’omicidio di GRECO Giuseppe. In quell’occasione al PUCCIO rispondeva “io sto con le cose giuste, mi rimetto nelle tue mani”.
L’uccisione del Fici non fu per nulla facile. Una prima volta fu tentata il 21 gennaio 1988 quando il gruppo di fuoco composto da LUCCHESE Giuseppe, TINNIRELLO Lorenzo, TAGLIAVIA Francesco, TINNIRELLO Antonino e GRAVIANO Giuseppe lo seguì all’uscita del Commissariato di Brancaccio dove si era recato per l’obbligo della firma giornaliera. Lo stesso riuscì a scappare fra i campi nella zona di Ciaculli. Fu deciso, allora, di attirarlo in una trappola. Il La Rosa Filippo, cugino di Fici, di cui quest’ultimo si fidava ciecamente, gli fissò un appuntamento da un medico che avrebbe potuto curarne le ferite di arma da fuoco subite nell’agguato di cui sopra. Il LA ROSA condusse il Fici in una traversa di Corso Calatafimi, sotto l’abitazione del medico, dove erano pronti ad intervenire DRAGO Giovanni, LUCCHESE Giuseppe, GRAVIANO Giuseppe, MARINO MANNOIA Agostino, TINNIRELLO Renzino e TAGLIAVIA Francesco. Il Fici anche in questa occasione tentò di fuggire ma fu ucciso.
Il PUCCIO Vincenzo, poi, commentando il comportamento tenuto in varie occasioni dal LA ROSA, (suo figlioccio) disse a Francesco MARINO MANNOIA che gli aveva dato sempre piena soddisfazione nei vari delitti che gli erano stati ordinati di compiere e, soprattutto, nell’omicidio di FICI Giovanni.
L’indagine è stata condotta dal Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ed è stata coordinata dal PM Marzia Sabella e dal Procuratore aggiunto Ignazio De Francisci della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.












